Il CaixaForum festeggia con Delacroix

Backup” del artículo original “Il CaixaForum festeggia con Delacroix” publicado por Roberta Bosco el 10 febbraio 2012 en Il Giornale dell’Arte.

Barcellona. «Quando dipingo, non cerco di descrivere un pensiero», spiegava Eugène Delacroix (1798-1863) a proposito del soggetto di un dipinto, in cui l’emozione doveva sorgere dalla materia, dalla luce e dal colore, più che dalle scene rappresentate. La drammaticità, l’esotismo, il movimento e la policromia delle opere di Delacroix, considerato un rivoluzionario in contrapposizione alle rigide convenzioni dell’arte neoclassica, danno vita alla maggiore retrospettiva dell’artista organizzata negli ultimi cinquant’anni, dopo la rassegna allestita a Parigi nel 1963 in occasione del centenario della sua morte. Dal 15 febbraio al 20 maggio il CaixaForum Barcelona celebra il decimo anniversario della sua inaugurazione con una mostra di oltre 100 opere tra dipinti a olio, acquerelli e disegni, provenienti da importanti musei internazionali come la National Gallery di Londra, il Metropolitan Museum di New York o l’Art Institute di Chicago. La rassegna, curata da Sébastien Allard, conservatore capo del Dipartimento di Pittura del Louvre, che presta per la prima volta alcune opere significative, è una coproduzione tra il museo barcellonese e quello parigino. L’itinerario espositivo ripercorre l’evoluzione stilistica del pittore che Baudelaire definì «il più moderno degli artisti» attraverso opere come «Grecia spirante sulle rovine di Missolungi», «Donne d’Algeri nei loro appartamenti», «La morte di Sardanapalo» e il celebre «Autoritratto» del 1837 (nella foto).

(Il Giornale dell’Arte numero 317, febbraio 2012)

Come ti dipingo le pareti

Backup” del artículo original “Come ti dipingo le pareti” publicado por Roberta Bosco el 14 ottobre 2011 en Il Giornale dell’Arte.

Madrid. Il Museo Thyssen-Bornemisza e la Fundación Caja Madrid aprono la stagione con la grande mostra che ogni anno organizzano congiuntamente: «Architetture dipinte» presenta oltre 140 opere dal Rinascimento al Settecento, in cui spiccano edifici, agglomerati urbani o rurali, ruderi e strutture architettoniche in generale. L’obiettivo della mostra, aperta dal 18 ottobre al 22 gennaio, è ripercorrere la storia e l’evoluzione di questi elementi iconografici, che in un primo momento sono usati come scenografia o complemento del soggetto principale, per diventare un genere indipendente dal XVIII secolo. Duccio di Buoninsegna, Canaletto, Guardi, Giovanni Paolo Panini, Gentile Bellini, Tintoretto, Annibale Carracci, Gaspar van Wittel, Hubert Robert, Maerten van Heemskerck e Hans Vredeman de Vries sono alcuni dei grandi nomi della pittura che si servirono del potere descrittivo dell’architettura. Infatti, dietro alla loro apparente obiettività queste città, palazzi, edifici effimeri e rovine occultano simboli, allegorie e forme di propaganda politica o religiosa molto più complessi. «Dipingere architetture significava stabilire la scena del movimento e la posizione delle figure, dotarle di un luogo spaziale e visivo verosimile, storico o mitico, reale o leggendario», spiegano i curatori della mostra Delfín Rodríguez, docente di Storia dell’arte dell’Università Complutense di Madrid, e Mar Borobia, conservatore capo di Pittura antica della Thyssen, che hanno ottenuto prestiti da collezioni private e musei di tutto il mondo, tra cui i Musei Vaticani e la National Gallery di Washington.

La rassegna, che segue un ordine cronologico e tematico allo stesso tempo, inizia nelle sale del Museo Thyssen, che accolgono la produzione compresa tra il ’300 e il ’600, quando dipingere architetture e scorci cittadini era ancora considerato un genere minore, anche se frequentemente utilizzato come sfondo di scene religiose, storiche o mitologiche. Il trionfo del genere, a partire dal Settecento, occupa le sale della Fundación Caja Madrid, con le opere dei grandi maestri di vedute, di città del Grand Tour e dei ruderi coperti di vegetazione, che affascinavano gli spiriti romantici. La situazione iniziale si è ribaltata e la scena storica o religiosa è diventata un pretesto quasi aneddotico per dipingere grandi e meravigliosi paesaggi. È l’epoca dei capricci architettonici, dove città reali e monumenti storici si mescolano con edifici fantastici e immaginari, spesso simboli o metafore di nuove idee artistiche e di messaggi iniziatici. Il percorso si chiude con un’ode visiva alla poetica delle rovine che si plasma nelle tele di Marco Ricci, Hubert Robert e Claude Joseph Vernet, e in un insieme di incisioni di Piranesi.

(Il Giornale dell’Arte numero 313, ottobre 2011)

La Spagna vista dall’America

Backup” del artículo original “La Spagna vista dall’America” publicado por Roberta Bosco el 15 luglio 2011 en Il Giornale dell’Arte.

Valencia e Alicante (Spagna). Il primo risultato dell’accordo di collaborazione tra la Hispanic Society of America e la Fundación Bancaja è già una realtà. Lo provano le 268 immagini del fondo dell’istituzione newyorkese esposte fino al 13 novembre nel Centro Cultural Bancaja di Valencia nella mostra «Atesorar España. I fondi fotografici dell’Hispanic Society of America», che si completa con una selezione di 77 fotografie, allestite, anch’esse fino al 13 novembre nella sala espositiva dell’istituto bancario ad Alicante.
La rassegna, la prima delle tre previste dall’accordo, comprende opere, tra gli altri, di Charles Clifford, Jean Laurent, Anna Christian, Ruth Matilda Anderson e Kurt Hielscher scattate tra 1850 e il 1930. Il fondo di fotografia dell’Hispanic riflette l’intenzione del suo creatore, Archer Milton Huntington, di diffondere in America l’arte e la cultura iberiche. La sua genesi è diversa. Alcune immagini sono acquisizioni dello stesso Huntington, come gli scatti del francese Jean Laurent e di Arnold Genthe e le oltre 16mila immagini di fotografi celebri che il marchese de Vega-Inclán, suo intimo amico, gli regalò nel 1933. Altre opere furono acquistate attreverso agenzie internazionali. Publisher Photo Services gli procurò foto di E. M. Newman e una firma tedesca, una serie realizzata da Kurt Hielscher tra il 1914 e il 1919, quando fu bloccato in Spagna dalla prima guerra mondiale. Huntington patrocinò anche diverse spedizioni fotografiche, capitanate da nomi di spicco come Arthur Byne e Ruth Matilda Anderson.
L’accordo, firmato nel 2010 per far conoscere in Spagna la collezione dell’istituzione americana, prevede altre due mostre. Una di pittura spagnola a cavallo tra il XIX e il XX secolo, con opere di Sorolla, Zuloaga, Anglada Camarasa, Rusiñol, Mir, Nonell e Casas, e l’altra dedicata ai grandi maestri, tra cui Velázquez, Goya, Zurbarán, Murillo, El Greco e Ribera.

Topografías de las memorias – Festival Panoràmic

Topografías de las memorias es una instalación surgida del diálogo entre Mayoral de acero: destajo de Sandra Rengifo con la colaboración de Kostas Tsanakas y Maqueta entrenada de Roc Parés, con la curaduría de Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch.

Festival Panoràmic https://festivalpanoramic.cat
Espai Isern DalmauFundació Lluís Coromina – Barcelona

Del 24 de octubre hasta el 4 de enero de 2025
Dossier de prensa PDF (Cast) – Hoja de Sala PDF (Cast Cat Eng)

Las noticias más destacadas en la PRENSA

Horarios
De martes a viernes de de 17.00 a 20.00 horas
Sábados de 10.00 a 13.00 horas

Inauguración
Jueves 24 de octubre (Barcelona) 19.00 horas
con los artistas Roc Parés y Sandra Rengifo, y los comisarios Roberta Bosco y
Fernando Cuevas Ulitzsch (19 horas Fundació Lluís Coromina)

Domingo 27 de octubre 12.00 horas
Visita comentada acompañada por artistas y comisarios de la exposición “Topografías de las memorias” a cargo de los comisarios Roberta Bosco, Fernando Cuevas Ulitzsch, los artistas Sandra Rengifo, Roc Parés y Kostas Tsanakas.

Miércoles 30 de octubre 12.00 horas
Visita a la exposición Topografías de las memorias en la Fundació Lluís Coromina con la presencia de los artistas Roc Parés, Sandra Rengifo, Kostas Tsanakas y los comisarios Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch.

 

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TOPOGRAFÍAS DE LAS MEMORIAS

por Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch

Como en un viaje de ida y vuelta, dos artistas Roc Parés y Sandra Rengifo, separados por un océano y unidos por una imparable conexión mental, se juntan para crear dos obras inéditas a partir de propuestas ya presentes (o latentes).

La primera Geopoieisis: derivas y confluencias en las imaginerías electrónicas, que se presentó en el Centro Nacional de las Artes de Bogotá, en el marco del Festival de la Imagen, arrancaba a partir de la performance audiovisual Deriva360 de Roc Parés y se formalizó en el encuentro con AtmoSphaira de Sandra Rengifo.

La segunda Topografías de las memorias, que se presentará en el Espai Isern Dalmau de la Fundació Lluís Coromina durante el festival Panoràmic, parte del proyecto fotográfico, pictórico e instalativo Mayoral de acero: destajo, de Sandra Rengifo en colaboración con Kostas Tsanakas y se plasma a través del diálogo con la instalación interactiva Maqueta entrenada de Roc Parés.

Mayoral de acero: destajo explora el silencio y la pérdida, abraza visualmente seres, máquinas y naturaleza. Sus imágenes hablan de cuerpos que cargan peso y gravedad, de una revolución que se quedó a medio camino, de caña crecida en la sangre de los silenciados que la cultivan, de la normalidad que gente muera por sindicalizarse, de niños que a falta de luz aprendieron a crear música, de la nostalgia de guardias de noche y viejos ferroviarios, del hombre sin tierra que llega a ser tierra sin hombre, de campanarios que no fueron edificados para ser iglesias, de esclavos subyugados y latigados por el ferrocarril que ellos mismos construyeron.

En la propuesta de Roc Parés, el Caribe toma forma tridimensional en una instalación interactiva que plantea las idiosincrasias y estereotipos en que basamos nuestros relatos. Maqueta entrenada despliega la típica iconografía caribeña en una maqueta ferroviaria antigua, dotada de recursos tecnológicos contemporáneos, como una cámara de vídeo incrustada en la vieja locomotora que trasmite las imágenes de su recorrido a una computadora entrenada, de allí el nombre, para detectar los elementos de la escenas en tiempo real. La chimenea del ingenio, los vagones repletos de caña de azúcar, los bohíos, las matas de tabaco y la inquietante dualidad de los personajes, esclavos agotados o cimarrones en busca de libertad, campesinos con machetes y señoritos con vestimentas europeas del siglo XIX, conforman un paisaje que el visitante puede modificar, desplazando los objetos de la maqueta. Cada elemento además está asociado a un sonido, de modo que con sus intervenciones el público puede reconfigurar tanto el panorama visual como sonoro.

Estas dos miradas condensan el planteamiento de un proyecto coral, dialogado y empático que ha contado durante todo el proceso con la curaduría compartida de Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch, un proyecto que ha dado lugar a dos obras inéditas y se ha materializado a través de un diálogo increíblemente fluido y vital, que ha ido mucho más allá de la propia producción de las piezas.

Ambas obras hablan de territorio y paisaje y de quienes lo habitan, de nuestra forma como seres humanos de vivirlo, disfrutarlo, pero también violentarlo. A través de imágenes, sonidos, olores y las historias de las personas cuyas voces han sido silenciadas, las dos obras hablan de memoria y pérdida, de ideales y decepciones, de cómo elementos sencillos casi nimios en el conjunto de la realidad de pronto pueden cobrar una importancia decisiva. Son aquellos hechos, situaciones o emociones, que de tan habituales ya pasan desapercibidos, pese a su significación intrínseca. Y así, siguiendo los raíles de un tren (tren de esclavos, tren de juguete, tren de señores y tren de trabajadores) se habla también de representación y de la importancia de representar y contar las historias desde otras perspectivas, para que las generaciones siguientes sepan que la verdad tiene muchas caras y la mentira aún más.

«Mayoral de acero: destajo» de Sandra Rengifo y Kostas Tsanakas

Roc Parés (www.roc-pares.net) (www.instagram.com/mentalrural)
Roc Parés Burguès (Ciudad de México, 1968) es artista investigador en comunicación interactiva. Comprometido con una cultura interdisciplinaria, que defiende por su potencial emancipador, ha explorado las intersecciones entre arte, ciencia, tecnología y sociedad. Su experimentación poética y crítica con los medios digitales se ha expuesto y publicado internacionalmente. Es doctor en Comunicación Audiovisual (UPF) y licenciado en Bellas Artes (UB). Asimismo, es creador artístico honorífico del Sistema Nacional de Creadores de Arte de FONCA (México).

Sandra Rengifo (www.instagram.com/oldnewflesh)
Sandra Rengifo (Bogotá 1979) artista plástica de la Academia Superior de Artes de Bogotá y Magíster en Artes Visuales de la Universidad Nacional de Colombia..
Actualment exerceix com a docent de la Actualmente se desempeña como docente de la Pontificia Universidad Javeriana de Colombia, la Universidad Jorge Tadeo Lozano y la Universidad de los Andes,así como Directora de Arte para danza, videos y largometrajes. Del mismo modo, ha realizado diseños museográficos, videoclips y proyectos curatoriales para diversos artistas y entidades nacionales e internacionales. Su trabajo como artista audiovisual, fotógrafa y pintora ha sido expuesto en varios espacios y eventos como el Museo de Arte Moderno MAMBO, Museo de Arte Moderno de Medellín MAMM, Museo de Arte Contemporáneo de Bogotá, Museo La Tertulia en Cali, Cinemateca Distrital de Bogotá, el MAMU en Bogotá, el Festival de Cine L’ alternativa de Barcelona, Danish Film Institute, Festival del cine Panorama Colombia Berlín, Bienal de Artes Mediales en Alemania Anhydrite, entre otros.
Ganadora del Premio Nuevos Nombres Jóvenes Talentos de la Alianza Francesa 2010, Premio Arte Cámara 2015 y Premio de Creación Artista de Trayectoria Intermedia del Ministerio de Cultura de Colombia 2017, entre otras menciones de honor.

Kostas Tsanakas (www.instagram.com/kostas_tsanakas)
Kostas Tsanakas (Atenas, 1972) es fotógrafo radicado en Berlín. Creció en una ciudad pequeña, flagelada por el viento del norte y un conflicto étnico de baja intensidad. Un día en la playa con cámara en mano, su papá le mostró qué era un diafragma y qué era un fragmento de tiempo. Estudió pedagogía social en Alemania, filología árabe y ciencias islámicas en España, ciencias políticas en el Reino Unido, la República Checa y España, e interpretación de conferencias en Grecia. Trabajó como asistente social, profesor de alemán, traductor e intérprete simultáneo, selector de música y barman. Sus fotos han sido expuestas en varios eventos en Alemania, Colombia, España, Estados Unidos, Grecia y Macedonia del Norte.

Roberta Bosco (https://arteedadsilicio.com) (www.instagram.com/_roberta.bosco_)
Roberta Bosco es una periodista, comisaria de exposiciones, investigadora y docente, especializada en arte contemporáneo, arte electrónico y cultura digital. Desde 1998 escribe en el diario El País, donde durante 12 años tuvo una sección semanal sobre arte y nuevas tecnologías. Es corresponsal desde España de Il Giornale dell’Arte, la principal revista de arte italiana y colabora en numerosas publicaciones. Ha comisariado diversas exposiciones de arte digital en varias instituciones y museos (CCCB, Macba, DHub, Arts Santa Mònica, ARCOmadrid) y formado parte de numerosos jurados. Entre sus proyectos destacan: la exposición Orígenes en el marco de ISEA 2022, el 27° International Symposium on Electronic Art, en Barcelona; Faces. Un diálogo entre la Colección Es Baluard y la Colección BEEP de Arte Electrónico en Es Baluard de Palma de Mallorca; la exposición expandida e itinerante Donkijote.org en Laboral Centro de Arte y Creación Industrial de Gijón y Conexión Remota en el Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona (Macba), la primera exposición de net.art en un museo español.

Fernando Cuevas Ulitzsch (www.instagram.com/fcuevasu74)
Fernando Cuevas Ulitzsch Es gestor cultural, curador y creador, experto en conectar la expresión estética de la experiencia humana con múltiples audiencias. Como generador de audiencias y comunidades, su experiencia en programación musical, curaduría (musical y plástica), comunicación estratégica y circulación con comunidades académicas y espacios y audiencias artísticas, le han permitido liderar exitosamente procesos de: relanzamiento de espacios e iniciativas culturales, diseño, gestión y ejecución de programación artística, musical y cultural, visibilidad comunicativa y relaciones interinstitucionales.
A lo largo de su experiencia profesional, desarrolleó y expuso continuamente su trabajo artístico personal (fotografía, dibujo, escritura, escultura e instalación), el cual ha sido presentado con gran éxito en numerosas Galerías, Centros Culturales, Museos y universidades de Colombia y Europa, en más de 29 exposiciones individuales y colectivas. Sus 26 años de trabajo especializado pueden poner mucho razonamiento en una experiencia estética, pero la alegría de una comunidad, como la colombiana, al descubrir nuevas piezas sinfónicas jóvenes y vibrantes, o las profundidades de un arte legado y olvidado, es lo que le impulsa e invita a crecer y perseguir nuevos desafíos.

 

 

«Topografías de las memorias» – Las noticias más destacadas en la PRENSA

 

Bonart
Derives en temps de geolocalització (Article en edició PDF – Bonart num. 200 – Sept 2024 / Feb 2025) por Roberta Bosco
Gracies a la col·laboració entre el Festival Panoramic de Granollers i Barcelona i el Festival de la Imatge de Manizales i Bogotà, un dels més longeus i prestigiosos de l’América Llatina, dos artistes, Roc Parés i Sandra Rengifo. i dos comissaris, Roberta Bosco i Fernando Cuevas Ulitzsch de Catalunya i Colombia, es van ajuntar per crear dos projectes.

 

El Punt Avui
Un viatge artístic aliat catalanocolombià (11-12-2024)
Un telèfon mòbil amb una càmera de 360 graus lligat a un pom de globus inflats amb heli va ser l’inici, el maig passat, d’un projecte artístic d’alta volada pensat i fet en una aliança catalanocolombiana. El dispositiu, de rumb impredictible i amb destí al desconegut, va retransmetre en directe les imatges esfèriques des de Colòmbia estant, complint el desig del seu creador, l’artista català Roc Parés, de propagar el missatge que el cel és un terreny fèrtil per a la imaginació…

RNE Escribano Palustre
Entrevista para Escribano Palustre de Radio Nacional de España con Sandra Rengifo y Roberta Bosco. (03 -11-2024)

 

RNE Radio 4
Topografias de las memorias RNE Serveis informatius Radio 4 Migdia (01-11-2024)

 

Exibart
Sandra Rengifo y Roc Parés presentan ‘Topografías de las memorias’, en Fundació Lluís Coromina (Barcelona) (28-10-2024)
La simulació d’una vella locomotora de vapor feta a petita escala fa voltes una vegada i una altra a l’Espai Isern Dalmau de la Fundació Coromina. La instal·lació interactiva Maqueta entrenada de l’artista Roc Parés comprèn, a través d’una contraposició entre la maqueta ferroviària, la tecnologia, la sonoritat i la iconologia, una complexa i profunda reflexió al voltant dels estereotips en què basem els nostres relats i les violències provocades per la indústria de la canya de sucre i de tabac.

Bonart
Topografías de las memorias’ y las historias silenciadas (25-10-2024) por Maria Roca-Sastre
El Espacio Isern Dalmau de la Fundación Lluís Coromina acoge la exposición ‘Topografías de las memorias’, inaugurando al mismo tiempo la programación del festival Panorámico 2024 en Barcelona, después de inaugurar varias exposiciones en Granollers hace unas semanas.
Esta muestra, abierta hasta el 4 de enero, reúne las visiones creativas de Roc Parés y Sandra Rengifo , y ofrece un diálogo entre sus obras bajo la curaduría de Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch.

 

Nuvol
El Panoràmic i els escenaris del món contemporani (25-10-2024) por Maria Roca-Sastre
La simulació d’una vella locomotora de vapor feta a petita escala fa voltes una vegada i una altra a l’Espai Isern Dalmau de la Fundació Coromina. La instal·lació interactiva Maqueta entrenada de l’artista Roc Parés comprèn, a través d’una contraposició entre la maqueta ferroviària, la tecnologia, la sonoritat i la iconologia, una complexa i profunda reflexió al voltant dels estereotips en què basem els nostres relats i les violències provocades per la indústria de la canya de sucre i de tabac.

 

La Vanguardia
El festival Panoràmic posa el focus en “l’explotació i aniquilació” de l’Amèrica Llatina durant la Revolució Industrial (24-10-2024)
El festival Panoràmic ha presentat aquest dijous la instal·lació inèdita de Roc Parés, Sandra Rengifo i la col·laboració Kostas Tsanakas que es podrà veure fins al 4 de gener a la Fundació Lluís Coromina – Espai Isern Dalmau de Barcelona. Sota el títol ‘Topografías de las memorias’ es tracta d’una exposició amb fotografia, vídeo i una maqueta de tren que posa el focus en aquella població de l’Amèrica Llatina que va ser “explotada”, “aniquilada” i utilitzada com a força de treball pel cultiu de la canya de sucre i la creació de vies ferroviàries durant la Revolució Industrial.

 

LaRepública
El festival Panoràmic posa el focus en “l’explotació i aniquilació” de l’Amèrica Llatina durant la Revolució Industrial (24-10-2024)
El festival Panoràmic ha presentat aquest dijous la instal·lació inèdita de Roc Parés, Sandra Rengifo i la col·laboració Kostas Tsanakas que es podrà veure fins al 4 de gener a la Fundació Lluís Coromina – Espai Isern Dalmau de Barcelona. Sota el títol ‘Topografías de las memorias’ es tracta d’una exposició amb fotografia, vídeo i una maqueta de tren que posa el focus en aquella població de l’Amèrica Llatina que va ser “explotada”, “aniquilada” i utilitzada com a força de treball pel cultiu de la canya de sucre i la creació de vies ferroviàries durant la Revolució Industrial. El treball se submergeix en les conseqüències en zones on persones han quedat atrapades després que s’hagi alterat les formes de vida originals pel benefici d’altres.

 

MULTIMEDIA: SALAS y ESPACIOS

 

 

GEO-POIESIS – Festival Internacional de la Imagen

Comisariada por Roberta Bosco, Deriva360 es una acción audiovisual interactiva de Roc Parés Burguès para el Festival Internacional de la Imagen de Manizales y Bogotá.

Deriva360 utiliza un celular con cámara de 360 grados, para generar imágenes y sonidos fuera de control. Dicho dispositivo vuela por el cielo de Colombia, llevado a la deriva por un hatajo de globos inflados con helio. Se trata de una pieza en clave poética que reivindica el cielo como espacio para la imaginación. El proyecto consta de dos fases: una performance audiovisual participativa que acontece en tiempo real y una instalación audiovisual que prolonga la experiencia de la acción en el tiempo.

En el marco del Festival Internacional de la Imagen de Manizales y Bogotá, uno de los más longevos y prestigiosos de América Latina, Deriva360 se presentará en diálogo con AtmoSphaira, un proyecto audiovisual de Sandra Rengifo (@oldnewflesh), comisariado por Fernando Cuevas Ulitzsch (@fcuevasu74), en la exposición conjunta: GEO-POIESIS: derivas y confluencias en las imaginerías electrónicas.

 

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En octubre la instalación se expondrá en Festival Panoramic de Granollers.

El 6 de mayo, día inaugural del simposio internacional del Festival de la Imagen en Manizales tendrá lugar una charla entre Sandra Rengifo, Roc Parés, Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch, titulada: Geo-poesis: derivas y confluencias en las imaginerías electrónicas. Diálogo y experimentación compartida entre Cataluña y Colombia.

El conversatorio será precedido por una intervención de Felipe Cesar Londoño, director del Festival de la Imagen de Manizales y Bogotá y Laia Casanova, codirectora del Festival Panoramic de Granollers (Barcelona), que hablarán sobre la enriquecedora colaboración entre las dos manifestaciones y entre Colombia y Cataluña.

Seminario Internacional:
Geo-poesis: derivas y confluencias en las imaginerías electrónicas. Diálogo y experimentación compartida entre Cataluña y Colombia.
Fecha: Lunes, 6 de mayo
Hora: 3:30 pm – 5:00 pm
Lugar: Manizales – Sala Fundadores – CCC Teatro Los Fundadores – Carrera 22 con calle 33

Programación completa: https://festivaldelaimagen.com/es/programacion-2024/

Exhibición:
GEO-POIESIS: derivas y confluencias en las imaginerías electrónicas. Instalación conjunta entre AtmoSphaira, de Sandra Rengifo y Deriva360, de Roc Parés.
Inauguración: Viernes, 10 de mayo
Hora: 6:00 pm
Lugar: Bogotá – Centro Nacional de las Artes – Sala Fanny Mikey – Calle 11 # 5-60

Créditos:

Deriva360 es un proyecto de Roc ParésCV
AtmoSphaira es un proyecto de Sandra Rengifo
Comisariado: Roberta Bosco y Fernando Cuevas Ulitzsch

Textos:
«Roc Parés y la poética del movimiento» por Roberta Bosco (PDF Castellano)
«Cuerpos errantes». Reflexiones sobre AtmoSphaira de Sandra Rengifo por Fernando Cuevas Ulitzsch (PDF Castellano).

Performance:
Deriva360 de Roc Parés
Fecha: Viernes, 3 de mayo
Hora: 10:00 am
Lugar: Bogotá – Terraza Rectoría | Proyección en Auditorio Fabio Lozano – Carrera 4 #22-61

 

La performance Deriva360 se materializa en el lanzamiento de un dispositivo móvil (celular + cámara 360º) que retransmite en directo su viaje propulsado por un manojo de globos llenos de helio, que lo arrastran inexorablemente hacia lo desconocido. El público puede participar en las fases del lanzamiento y también seguir en tiempo real desde otras localizaciones, el impredecible merodear del curioso artefacto, gracias a un sistema GPS. Este viaje prolongará su vida en una instalación audio visual que se mantendrá activa y visitable durante todos los días del festival.

La acción que tendrá lugar en Colombia, se desplegará desde Manizales y podrá seguirse en vivo también desde una sala de exposiciones en Bogotá y desde cualquier parte del mundo a través de la web. Deriva360, que se estructura como un proyecto en proceso, tuvo unos significativos antecedentes en las acciones que se llevaron a cabo en el Centro Cultural de España en México, en el MIT de Massachusetts o en la Universidad de París. En Colombia se materializará en una acción geo-poiesica, que plasma la intersección entre la geografía del territorio y la imaginación del artista, mediante hilos narrativos, cuyo desarrollo temporal será invertido. Es la primera vez que la acción se realiza con un dispositivo capaz de captar imágenes de 360º y la participación activa del público.

Deriva360 es una acción poética que plantea la construcción de subjetividades virtuales y remotas que amplían la experiencia del mundo fuera de nuestros cuerpos. Nos habla del despertar de la consciencia crítica y participativa y nos invita a pensar desde donde miramos, es decir desde qué perspectiva contemplamos la realidad y también la obra de arte en la era de la imagen digital e inmaterial. Este ejercicio de cuestionamiento afecta todos los aspectos de la realidad, cuya percepción suele ser mediada no solo por los sentidos, sino por nuestras experiencias, conocimientos, contextos y demás circunstancias sociales y personales.

Deriva360 Concepto: Esta propuesta para el Festival Internacional de la Imagen de Colombia se titula Deriva360 y conecta con el enunciado de la GEO-POIESIS: Intersección entre la geografía y la imaginación humana. El proyecto plantea la construcción de subjetividades virtuales y remotas que amplían la experiencia del mundo fuera de nuestros cuerpos. Se trata de una pieza site-specific para Colombia y podrá seguirse desde cualquier parte del mundo a través de un navegador web.

Deriva360 Procedimiento: En un espacio al aire libre en Bogotá, se convoca al público en horario diurno a participar en la acción Deriva360. El artista mexicano-catalán Roc Parés dará la bienvenida y pedirá la colaboración del público para inflar un centenar de globos de fiesta con helio y atar cada uno con una cinta. Una vez inflados y atados todos los globos, Roc Parés activará una aplicación de transmisión en tiempo real en un celular con cámara de 360 grados, lo amarrará al hatajo de globos y lo soltará. Tanto el público local como el público remoto podrán seguir en vivo el punto de vista errático surcando el cielo de Colombia.

Lugar y fecha: Viernes 03/05 (hora por definir) se realizará la acción Deriva360 desde la terraza del Módulo 2 de la Universidad Jorge Tadeo Lozano. En el momento en el que perdamos de vista los globos, bajaremos al Auditorio Fabio Lozano para seguir la transmisión en vivo.

Producido por:

Con el apoyo de:

EN LOS MEDIOS

 

EL TIEMPO
Este año el Festival se realizará paralelamente en Manizales y Bogotá. Habrá invitados de 25 países (07 Mayo 2024) por Laura Usma Cardona
Bajo el nombre #GEOPOIESIS un diálogo entre dos obras: Deriva360 de Roc Parés y AtmoSphaira de la artista colombiana Sandra Rengifo.

EL TEMPS DE LES ARTS
Roc Parés reivindica el cel com a espai per a la imaginació (07 Mayo 2024) por Ariadna Mas Vall
Catalunya és el territori convidat a la 23a edició del mític Festival de la Imatge de Manizales-Bogotà (Colòmbia), on l’artista Roc Parés acaba de presentar el projecte “Deriva360″ en col·laboració amb l’artista colombiana Sandra Rengifo. Una proposta comissariada per Roberta Bosco i Fernando Cuevas Ulitzsch que convida a la participació i a una profunda reflexió entorn les diferents perspectives i mirades d’una realitat múltiple i canviant en l’era de la imatge.

INSTITUT RAMON LLULL
Roc Parés presenta “Deriva360” al Festival Internacional de la Imagen de Colòmbia (06 Mayo 2024)
Catalunya és la convidada internacional de la 23ª edició d’aquest festival, l’esdeveniment més destacat de cultura digital i arts electròniques de Colòmbia.

«En manos de mujeres» en Museo Nacional Thyssen Bornemisza

Cita el próximo 28 de septiembre 2023 a las 12:00 horas en el Auditorio del Museo Nacional Thyssen Bornemisza con Roberta Bosco y otros invitados para la presentación de «EN MANOS DE MUJERES«, un estudio sobre la visibilidad internacional del arte español contemporáneo a través de las mujeres que lo generan. El proyecto subvencionado con la ayuda del Ministerio de Cultura y Deporte (convocatoria 2022), cuenta con la colaboración del Museo Nacional Thyssen Bornemisza, el Instituto Cervantes y la asociación Mujeres en las Artes Visuales (MAV). 

En el estudio Roberta Bosco participa con el texto «Techsplaining. La presencia de las mujeres en las artes electrónicas y digitales«. Estudio completo adjunto disponible para su descarga.

Especialistas participantes: Mercedes Roldán -subdirectora General de Museos Estatales-, Guillermo Solana – director del museo Thyssen Bornemisza-, Manuel Segade ­-director del Museo Nacional Reina Sofía-, Gabriel Planella Doménech -director de Programación de Acción Cultural Española-. Analistas: Roberta Bosco, EL PAÍS -Cultura, Catalunya, corresponsal desde España de Il Giornale dell’Arte; Rocío de la Villa, catedrática de Estética y Teoría del Arte, dirige la revista en línea M-arteyculturavisual; Semíramis González, Historiadora del Arte, comisaria independiente; Julieta Rafecas, historiadora del arte, gestora cultural y artística, docente en la Universidad Nebrija; y Juan Curto, galerista en Camara Oscura. Coordinadora y directora del proyecto: Mareta Espinosa. Y Adrián Piera, presidente del IAC.

Siempre nos quedará una granja

Backup” del artículo original “Siempre nos quedará una granja” publicado por Roberta Bosco y Stefano Caldana el 9 de abril de 2015 en Aquae Blog.

La granja de Koen Vanmechelen Photo Philippe van Gelooven

Parece una granja pero se trata de una sala de exposiciones. Un dromedario, un alborotado tropel de pollos con sus huevos y un cultivo de setas, son el atípico reparto que escenifica el MECC Project, el controvertido proyecto del artista conceptual Koen Vanmechelen, que el próximo mes de mayo se expondrá también en la Bienal de Venecia.

Koen Vanmechelen, Museum Het Domein, De Domijnen 03, Sittard, the Netherlands, january 2015. Photo Bert Janssens

Mientras tanto el MECC Project se presenta en This Is Not a Chicken, una exposición que ha transformado el Museum De Domijnen de Sittard (Holanda), en algo a medio camino entre un laboratorio y un jardín zoológico. Con el objetivo de convertirse en un estudio científico al mismo tiempo que artístico, la muestra se estructura como un pequeño ecosistema. Su creador prefiere definirle un círculo ecológico donde los distintos animales y las obras conceptuales que ellos representan, interactúan para dar forma a un conjunto que recuerda a la Full Farm, un célebre proyecto de arte ecológico concebido en la década de 1970 por la pareja estadounidense Newton y Helen Mayer Harrison.

“Ahora mismo en el gran vestíbulo y el patio del Museum De Domijnen se aloja un dromedario. Después de haber sido pasteurizados sus excrementos sirven como abono para un cultivo de setas que crecen en el interior del museo y que a su vez serán parte de la dieta de las gallinas Mechelse Sulmtaler” explica el artista belga Koen Vanmechelen aludiendo a sus pollos, la decimoctava generación del Cosmopolitan Chicken Project. Desde la década de 1990, Vanmechelen es internacionalmente conocido por un proyecto de cría artística de gallinas domésticas de la especie Gallus gallus, que ha desembocado en el Cosmopolitan Chicken Project. Las aves y los huevos son sus herramientas artísticas, mientras que las motivaciones de sus investigaciones giran en torno a dos temas principales: la diversidad y la identidad biocultural. Vanmechelen empezó con una gallina doméstica de la ciudad belga de Malinas (Mechelen) y con la colaboración de científicos de todo el mundo, coordinados por el investigador y genetista humano Jean-Jacques Cassiman, ha conseguido cruzar su linaje original con aves autóctonas de todos los países donde a lo largo de estos años ha presentado el Cosmopolitan Chicken Project. Con el tiempo el artista ha conseguido lo que define un “pollo cosmopolita”, que cuenta con una herencia genética enriquecida por la hibridación con ejemplares europeos, asiáticos, africanos, estadounidenses y cubanos.

Koen Vanmechelen, Museum Het Domein, De Domijnen 03, Sittard, the Netherlands, january 2015. Photo Bert Janssens

A través del Cosmopolitan Chicken Project, Vanmechelen examina fenómenos como el nacionalismo, el multiculturalismo, la diversidad biocultural, la identidad, la fertilidad y la respuesta inmune de los organismos como defensa contra las enfermedades. “Mis aves viven mucho más tiempo que las cepas mono culturales y son además más fértiles y resistentes a las enfermedades”, explica el artista que también quiere denunciar la realidad cotidiana de las grandes producciones industriales de pollos mono culturales, que se enfrentan a graves enfermedades como el reciente brote de gripe aviar en varias granjas avícolas holandesas.

 

Con el apoyo de los investigadores en virología molecular de la Universidad Gante y del Instituto de Biotecnología de Flandes, en esta muestra el artista centra su atención en el gen Mx, que proporciona una protección natural contra diversos virus, incluyendo el de la gripe aviar. “El gen Mx de pollos de monocultivo apenas demuestra cualquier actividad antiviral. Esto podría estar relacionado con la diversidad genética limitada de varias razas de pollos artificiales”, asegura Vanmechelen, subrayando como el aumento de la diversidad genética de las aves puede reforzar la actividad antiviral del gen Mx. Evidentemente los pollos se plantean como una metáfora de la humanidad y con el Cosmopolitan Chicken Project, que en 2013 ganó el Golden Nica en los prestigiosos premios del Ars Electronica Center, el artista pone de relieve la importancia de la diversidad en un mundo que está evolucionando hacia el multiculturalismo.

La granja de Koen Vanmechelen Photo by Alice Kerkhofs

Cuando no participan en un evento expositivo, los animales de Vanmechelen descansan con el artista en la ciudad holandesa de Meeuwen. Su hábitat es una amplia granja donde conviven apaciblemente unos tres mil pollos y una veintena de llamas, además de pavos reales, águilas, avestruces y dromedarios que están siendo criados en las mejores circunstancias y atendidos por profesionales especializados.

Koen Vanmechelen, Museum Het Domein, De Domijnen 03, Sittard, the Netherlands, january 2015. Photo Bert Janssens

This Is Not a Chicken en el Museum De Domijnen es una exposición comisariada por Roel Arkesteijn, que quiere llegar donde quizás no pueda la investigación científica, desarrollando un estudio comparativo sobre la resistencia de pollos, camélidos y personas, en el cual también las setas y los huevos generados en situ jugarán un papel importante. “La atención se centra ahora en la inmunidad”, indica Vanmechelen que ha comenzado a criar llamas y dromedarios, animales conocidos por sus fuertes sistemas inmunes. “Los anticuerpos de los dromedarios prometen ser un arma poderosa contra los virus, pero sus ventajas aun no pueden ser aplicadas a los seres humanos”, explica el artista, que en 2010 fue galardonado con un doctorado honoris causa por la Universidad de Hasselt.

En el laboratorio científico instalado en el interior de la muestra del Museum De Domijnen, Vanmechelen quiere llegar a mezclar el gen Mx de los pollos y de los camélidos. “This Is Not a Chicken pretende crear un diálogo con el público, ya que el contacto con estos hermosos animales te hace cuestionar nuestra relación con la naturaleza, así como el equilibrio entre la cultura y la naturaleza”, concluye el artista. Además de exhibirse en la próxima Bienal de Venecia y en la ciudad de Detroit, el MECC Project se presentará también en el marco de The Importance of Being, una exposición en Cuba que se puede considerar un adelanto de Arena de Evolución, un nuevo proyecto de Vanmechelen que se estrenará en la próxima Bienal de Habana.

MARK AMERIKA: 30 años creando Arte en la Red

Tras la inauguración de la exposición «Mark Amerika. Remixing Reality. 1993-2023» en la Galería Marlborough de Barcelona, el artista norteamericano visitará el auditorio de CASA SEAT para conversar sobre su dilatada trayectoria explorando las posibilidades de la Red para crear y exponer piezas artísticas.

Catálogo de la expo Roberta Bosco: (PDF ESPENG)

La periodista Roberta Bosco conversará con Mark Amerika sobre sus inicios en el Net.art, del que se le considera un pionero, y la evolución desde sus primeras creaciones basadas en hipervínculos hasta las últimas, en las que se vale de la inteligencia artificial y de los NFTs. El artista norteamericano, que también es teórico y profesor de Arte en la Universidad de Colorado, reflexionará sobre de qué modo Internet ha ampliado las posibilidades de los creadores y de los espectadores, así como su efecto sobre el mercado.

Encuentro organizado en colaboración con la Galería Marlborough.

Lugar: CASA SEAT. Paseo de Gracia 109, Barcelona.
Hora: 31 Marzo, 19.00h.

Ecología de la descontaminación

Backup” del artículo original “Ecología de la descontaminación” publicado por Roberta Bosco y Stefano Caldana el 25 de febrero de 2015 en Aquae Blog.

Cecilia Jonsson – The Iron Ring. Photo courtesy Cecilia Jonsson

Tanta ciencia, investigaciones e ingeniería para restablecer el medioambiente y sin embargo nuestro mundo está cada día peor. ¿Y si los ecosistemas se pudieran salvar trabajando directamente con la naturaleza?

Eso es lo que plantea el proyecto The Iron Ring, en inglés el anillo de hierro, que la artista noruega Cecilia Jonsson ha forjado artesanalmente en las riberas ácidas del río Tinto en España.

The Iron Ring es un proyecto artístico y al mismo tiempo una investigación científica, desarrollada entre el centro V2_ Institute for the Unstable Media de Rotterdam (Holanda) y el sur de Andalucía, que propone utilizar la Imperata cylindrica, una planta comúnmente conocida como cisca o carrizo, para extraer los metales y contribuir a la recuperación de los terrenos contaminados por la actividad minera. Este proceso se conoce genéricamente como biorremediación o fitorremediación, términos que definen el empleo de microorganismos y plantas en las tareas de descontaminación y regeneración de suelos contaminados, aunque en el caso del río Tinto estudios recientes apuntan a qué la acidez de sus aguas depende también de causas geológicas.

 

La cisca (Imperata cylindrica) es una herbácea perenne, perteneciente a la familia de las poáceas, considerada una especie invasora y dañina para los cultivos, que curiosamente ha demostrado aclimatarse especialmente bien en los suelos tóxicos de los clausurados yacimientos mineros del río Tinto. Esta planta reacciona como una hiperacumuladora de hierro es decir, no sólo tolera la presencia del metal, sino que lo extrae de la tierra y conserva en grandes concentraciones en el interior de sus raíces y hojas. Jonsson cosechó unos 24 kilos de Imperata cylindrica contaminada con hierro de la zona minera del río Tinto y la transformó en un anillo metálico de dos gramos de peso.

“La investigación preliminar de mi trabajo se desarrolló a partir de unos trabajos científicos realizados por la Universidad de Madrid, que se llevaron a cabo para medir los niveles de contaminación y la calidad de las aguas del río Tinto, utilizando como filtro la Imperata cylindrica”, nos explica Cecilia Jonsson, una artista multidisciplinaria, cuyo trabajo persigue comprender la complejidad de los ecosistemas que nos rodean.

La investigación sobre el campo y la siguiente recolección de las plantas tuvo lugar en un amplio territorio, desde del golfo de Cádiz en Huelva pasando por los pueblos de Niebla y Berrocal, hasta las fuentes del río Tinto y las minas cerradas en el corazón de la Faja Pirítica Ibérica.

Cecilia Jonsson – The Iron Ring 7 Photo Carina Hesper

El proceso de creación del anillo de hierro, desde la cosecha de la planta hasta su quema para extraer el metal y llegar a la fundición del anillo, surgió de una originalísima colaboración entre herreros y científicos como el profesor James Jackson Griffith de la Universidade Federal de Viçosa (Minas Gerais, Brasil), quien asesoró a la artista en sus primeras investigaciones sobre la minería. “También me gustaría mencionar que el proyecto se ha desarrollado mucho por un proceso de ‘pruebas y errores’, ya que el hierro no ha sido nunca extraído de esta forma a partir de la hierba. Si se tuviera que repetir el proceso, los pasos tendrían que ser redefinidos y dependiendo del lugar de la cosecha, la contaminación de las plantas afectaría también la coloración y la calidad del metal”, continúa la artista. Jonsson ha difundido las sietes fases del trabajo, desde la cosecha de la Imperata cylindrica hasta la fundición del anillo, en una publicación en formato e-book, de descarga gratuita, producida por el centro V2_ Institute for the Unstable Media de Rotterdam.

 

Recientemente The Iron Ring ha sido galardonado en España en la última edición de los Premios VIDA, el prestigioso y único concurso internacional arte y vida artificial, que la Fundación Telefónica de Madrid concede desde 1999. “El proyecto se enmarca en una tendencia muy reciente que está cobrando cada vez más importancia en el concurso. Por un lado encaja perfectamente en la temática de obras que reflexionan sobre el entorno, las ecologías y los sistemas naturales. Por el otro, aborda la investigación de determinados procesos materiales por medio de la reconstrucción de dichos procesos, los agentes que intervienen y las relaciones que se generan”, nos asegura Mónica Bello, directora artística de los Premios VIDA, desde 2010 hasta hace unos días. “Jonsson no sólo reflexiona acerca de las relaciones entre los componentes de un paisaje minero, sino que además trata de revertir las relaciones materiales entre sus componentes. Si la vida artificial se entiende como la organización de un sistema complejo, este proyecto propone una perspectiva interesantísima para actualizar el concepto”, concluye Bello, que acaba de terminar su etapa al vértice de VIDA y a partir de marzo asumirá la dirección del Arts@CERN, en el célebre laboratorio científico de investigación de Ginebra (Suiza).

Cecilia Jonsson – The Iron Ring. Photo Jan Sprij

Desgraciadamente este año VIDA no presentará las obras ganadoras en una exposición ni en su stand de la feria ARCOmadrid, así que por ahora, en España, no hay programada ninguna  exposición de The Iron Ring, que hasta el pasado mes de diciembre se exhibió en la galería Atelier Nord ANX de Oslo (Noruega). No tratándose de una verdadera obra objeto, sino de un proceso de investigación, The Iron Ring suele presentarse en el espacio expositivo con documentos, vídeos y objetos empleados durante el trabajo, que arropan el resultado final: un anillo de hierro forjado de dos gramos de peso, creado a partir de 24 kilos de plantas hiperacumuladoras de hierro.

La Revolució és una ficció la Ficció és una revolució

Roberta participa en «La Revolució és una ficció la Ficció és una revolució», una propuesta de Joan M. Minguet.

El proper 2 de novembre 2017 s’inaugura «La revolució és una ficció, la ficció és una revolució: un assaig«, proposta de Joan M. Minguet. Es tracta d’un projecte col·lectiu on es pretén fer un assaig en el marc d’una exposició (és això possible?) que mostra com la paraula i el concepte REVOLUCIÓ ens ha estat robat, l’usa tothom i des de tot arreu, i no sempre amb el contingut de revolta, d’insubmissió que la paraula i els fets havien tingut. La revolució es dilueix, però hi ha revolucionaris, gent amb voluntat de transformar les coses. Potser la FICCIÓ és un camí per a fer-nos més revoltats? Té raó un cartell històric quan diu que «El arte es un arma de la revolución»?.

EINA, Espai Barra de Ferro (Barcelona).
2 de noviembre – 16 de noviembre.