A Barcellona un «nuovo» El Greco nell’Hospital de St Saver

A Barcellona un «nuovo» El Greco nell’Hospital de St Saver (Il Giornale dell’Arte – 25/03/2026)

Tra le nuove acquisizioni della Collezione Casacuberta Marsans ora visibili al pubblico anche il «Cristo in Croce» eseguito dal pittore cretese tra il 1585 e il 1590 e scoperto nel 1908 dallo storico dell’arte Manuel Bartolomé Cossío nella cappella di una nobile famiglia sivigliana.

Il rapporto di Domínikos Theotokópulos, El Greco, con la Catalogna, ha radici antiche. Fu il pittore modernista Santiago Rusiñol a scoprirlo a Parigi tra fin Ottocento e i primi del Novecento, e l’arrivo a Barcellona di «Le lacrime di san Pietro» e della «Maddalena penitente», due opere acquistate nella Ville Lumière, è ricordato sui giornali dell’epoca come un vero e proprio happening popolare.

Antoni Miralda e il viaggio rituale di Sant Stomak per le strade di Roma

Antoni Miralda e il viaggio rituale di Sant Stomak per le strade di Roma (Il Giornale dell’Arte – 24/03/2026)

Dopo Napoli e prima di Venezia, il 28 marzo l’artista mette in atto nella capitale la sua spettacolare performance-processione, anticipata dalla mostra alla Fondazione Baruchello.

Arriva a Roma il viaggio rituale di Sant Stomak, un progetto che l’artista multidisciplinare Antoni Miralda (Terrassa, 1942) sta realizzando in Italia. Dopo una prima presentazione a Napoli, dove ha realizzato una suggestiva processione notturna, il santo creato dall’artista catalano si sposta nella capitale, dove realizzerà una spettacolare performance-processione motorizzata prima sul grande Raccordo Anulare e poi attraverso Roma, in una «transurbanza» che invita a ripensare il nostro modo di vivere e comprendere la città. La tappa romana si completa con la mostra «Miralda Performing the Ritual: Sant Stomak», curata da Giulietta Speranza e Carla Subrizi, aperta dal 26 marzo al 16 aprile alla Fondazione Baruchello nell’ambito del progetto «Terra come Storia».

Alla scoperta di Sant Pere de Rodes e del Maestro di Cabestany, il Picasso del XII secolo

Alla scoperta di Sant Pere de Rodes e del Maestro di Cabestany, il Picasso del XII secolo (Il Giornale dell’Arte – 14/03/2026)

Al Mnac di Barcellona il mitico scultore è al centro «non di una mostra di arte romanica convenzionale, ma di un progetto sulla memoria, sulla coscienza patrimoniale e sulla capacità mitopoietica del paesaggio».

Il MnacMuseu Nacional d’Art de Catalunya presenta una rassegna affascinante che mette in evidenza lo straordinario patrimonio romanico conservato nelle sue collezioni. «Sant Pere de Rodes e il Maestro di Cabestany: la costruzione di un mito» riunisce, dal 19 marzo al 29 giugno, un centinaio di opere, molte inedite, tra sculture, pitture, manoscritti illuminati, disegni e documenti di enorme valore storico e patrimoniale. Abbiamo intervistato in anteprima il curatore Manuel Castiñeiras, uno dei maggiori esperti di Romanico del mondo.

La Fundació Miró presenta il nuovo allestimento basato sul processo creativo dell’artista

La Fundació Miró presenta il nuovo allestimento basato sul processo creativo dell’artista (Il Giornale dell’Arte – 13/03/2026)

Il direttore Marko Daniel, che ha inaspettatamente presentato le dimissioni, riscatta il Giardino dei Cipressi, mai aperto al pubblico, prima di lasciare l’istituzione il prossimo giugno.

La prima iniziativa importante di Marko Daniel, quando assunse la direzione della Fundació Miró nel 2018 fu aprire il Patio Nord dell’edificio di José Lluís Sert che svetta immacolato sulla collina di Montjuïc, regalando al pubblico una delle migliori viste sulla città di Barcellona. Adesso, 8 anni e mezzo dopo quel gesto, Daniel ha fatto coincidere le sue dimissioni con l’apertura del Giardino dei Cipressi, coronato da una meravigliosa scultura di Miró, una donna dalle marcate caratteristiche fisiche, con il capo a forma di guscio di lumaca.

Luci e ombre del «Nuovo Mnac» a Barcellona

Luci e ombre del «Nuovo Mnac» a Barcellona (Il Giornale dell’Arte – 12/03/2026)

Il progetto di ampliamento del Museo Nazionale d’Arte della Catalogna costerà 112 milioni di euro e raddoppierà la superficie attuale. Ma sta già sollevando polemiche prima ancora dell’avvio del cantiere, nel 2028.

Il Mnac, Museu Nacional d’Art de Catalunya ha presentato il progetto architettonico di quello che hanno denominato, con poca fantasia, il «Nuovo Mnac». Sembra di essere tornati agli anni ’90: erano ormai decenni che non si destinava un budget così alto a un’istituzione culturale e che non si intraprendeva un progetto così ambizioso e «faraonico», e proprio per questo avvolto da luci ed ombre ancora prima di iniziare. Il costo totale stimato è di 112,7 milioni di euro, di cui 8,3 milioni corrispondono agli onorari degli architetti e 104,5 ai lavori.

Paul McCarthy: «Il fascismo ha una meschinità che gli permette di sopravvivere e riapparire in nuove forme»

Paul McCarthy: «Il fascismo ha una meschinità che gli permette di sopravvivere e riapparire in nuove forme» (Il Giornale dell’Arte – 10/03/2026)

Abbiamo intervistato l’artista statunitense a Madrid, in occasione della presentazione della mostra prodotta dalla galleria Bowman Hal in collaborazione con Hauser & Wirth. Disegni di grandi dimensioni e videoperformance mettono in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale.

Adamo & Eva, Adolf & Eva, sono due facce di una stessa medaglia: la bontà e il male, la purezza e la corruzione. L’acronimo (che sta anche per Art & Entertainment) dà il titolo a «A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve», un progetto di lunga durata che l’artista americano Paul McCarthy (Utah, 1945) ha realizzato con l’attrice tedesca Lilith Stangenberg. Attraverso un nucleo di disegni di grandi dimensioni e di videoperformance, mette in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale. Le opere sono visibili dal 6 marzo al 16 maggio a Madrid, nel Bowman Hal, il nuovo spazio commerciale del centro d’arte e cultura contemporanea SOLO CSV, fondato dalla coppia di imprenditori e collezionisti Ana Gervás e David Cantolla.

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo (Il Giornale dell’Arte – 02/03/2026)

Tra le quasi 200 opere riunite a La Pedrera, anche «Le Talisman» di Sérusier, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi.

Non poteva esserci cornice migliore della Casa Milà di Antoni Gaudí, più nota come La Pedrera, edificio emblematico del Modernismo a Barcellona, per accogliere una grande mostra interamente dedicata ai Nabis. «I Nabis: da Bonnard a Vuillard», dal 6 marzo al 28 giugno, ripercorre la storia di questo movimento attivo a Parigi tra il 1888 e il 1900, nato grazie allo studente Paul Sérusier, che dopo un soggiorno a Pont-Aven (Bretagna) sotto la guida di Paul Gauguin e influenzato dal suo approccio simbolista, realizzò un piccolo dipinto, «Le Talisman», dalle forme semplificate e i colori vividi, che si considera la prima pittura nabi.

Felipe Romero

Felipe Romero – Fundación Mapfre y Museo de Arte Contemporáneo de Nimês” publicado por Roberta Bosco en Art Nexus 125 – Diciembre – Mayo 2026. (Texto en English)

El río Bravo, el cuarto más largo de Norteamérica, nace en las montañas de Colorado, y en Texas comienza a formar la frontera que separa a Estados Unidos y México a lo largo de 1.100 kilómetros, hasta desembocar en el golfo de México. Desde que dio nombre a la célebre película de Howard Hawks con John Wayne en 1959, el río Bravo forma parte del imaginario colectivo para bien o para mal. ¿Cuántas historias podría contar? ¿A cuántas tragedias, a cuántos amores y muertes asistió hasta convertirse en el título de una magnífica exposición del artista colombiano Felipe Romero Beltrán (Bogotá, 1992), curada por Victoria del Val, que, tras su paso por las sedes de la Fundación Mapfre en Barcelona y Madrid, se presenta en el Museo de Arte Contemporáneo de Nimês hasta marzo de 2026?

“Bravo”, así a secas, sin necesidad de calificativos, como queriendo reforzar la ambigüedad que le caracteriza (¿camino de huida hacia la libertad o trampa infernal?), se abre con El cruce, una pieza audiovisual que ofrece nuevas visiones del río ajenas a su papel de confín, porque más allá de las historias de los migrantes intentando cruzar hacia el sueño americano, están su espera y su vida cotidiana, con alegrías y dolores, ceremonias religiosas de todo tipo, e incluso competiciones de pesca. Con esa mirada dinámica a 360º, el artista introduce las 52 fotografías que reflejan las múltiples realidades del río Bravo a través de imágenes de arquitecturas, personas y paisajes divididas en secciones, tituladas “Cierres”, “Cuerpos” y “Brechas”.

Felipe Romero. Amigo de El Friki y pared rosa, 2021-2024. Impresión Lambda. 120 x 150 cm (47 x 59 pulgadas). Cortesía: © Felipe Romero Beltrán.

Proyecto ganador de la segunda edición del KBr Photo Award, “Bravo” se sitúa en los límites de la fotografía documental, hibridando este lenguaje con elementos más cercanos a lo artístico, lo pictórico e incluso lo performativo. Al reflexionar sobre la identidad y la frontera, las imágenes de “Bravo” revelan cómo el entorno puede reflejar y transformar la experiencia humana. De hecho, el río Bravo resulta emblemático del interés que Romero Beltrán manifiesta a lo largo de toda su trayectoria por los territorios que han sido o son escenario de tensión y conflictos. Su particular condición geográfica fronteriza ha contribuido a reforzar su carga política y a acumular, desde el siglo XIX, choques y colisiones, hasta llegar, en los últimos años, a una situación insostenible. Situación que revela sus rasgos más violentos en los restos de un coche quemado o en los impactos de balas en las paredes de las casas, algunos tapados con papel o cemento sobrante, otros ensanchados hasta convertirlos en pequeños escondrijos.

Otro río, el colombiano Magdalena, utilizado como cementerio de asesinados durante casi cincuenta años de guerra civil, protagonizó su primer proyecto con cierto reconocimiento. En él, Romero Beltrán habla de este río, uno de los más importantes de su país natal, que fue testigo mudo del conflicto entre las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) y el Estado, que se concluyó con la firma de los acuerdos de paz en 2016. En este proyecto, Romero Beltrán consigue inmortalizar la rebelión del río, que, con la fuerza de sus remolinos, expulsa los cuerpos mutilados de aquellos que fueron lanzados al agua, negándoles no solo la vida, sino también un entierro digno y un lugar donde los suyos pudieran llorarlos. El río Magdalena y el río Bravo han sido y siguen siendo escenarios y testigos de crímenes atroces, detenciones y muertes, pero también de alegrías, bodas e inesperados nacimientos.

A pesar de abrir la exposición con una obra que se titula El cruce, Romero Beltrán no se concentra en el momento del atravesamiento, sino en la espera, tan larga y desesperante que parece eterna. Una espera que se desarrolla en habitaciones desnudas, en las que apenas aparecen una mesa, una silla o un colchón, imágenes de carácter casi pictórico que, en ocasiones funcionan, como protagonistas y, en otras, como escenario de retratos de mujeres y hombres, cuyas miradas acentúan la idea de tiempo suspendido, de vida en pausa. Estos rostros, junto con los austeros bodegones de los objetos cotidianos de sus propietarios, remiten a cierta imaginería religiosa que mezcla la fe católica con el sincretismo de las creencias ancestrales autóctonas: el lavatorio de los pies, los cuerpos desnudos yacentes, como de un Cristo barroco, y las facciones cansadas de estos mártires contemporáneos. Los paisajes de un territorio herido y maltratado, testigos y escenarios de la violencia de los elementos y de los seres humanos, cierran el emocionante recorrido de este poderoso ensayo visual, que logra captar la compleja y a menudo dolorosa condición de los territorios fronterizos y de quienes los habitan.

A Barcellona il Mnac procede verso l’ampliamento in piena tormenta

A Barcellona il Mnac procede verso l’ampliamento in piena tormenta (Il Giornale dell’Arte – 08/01/2026)

Oltre al contenzioso con il Governo di Aragona per la restituzione delle pitture di Sijena il direttore del Museo Nacional, Pepe Serra, si scontra con Manuel Borja-Villel, definito «colonizzatore».

Invece di avvicinarsi a una soluzione, sembra peggiorare il contenzioso con il Governo di Aragona per la restituzione delle pitture murali romaniche di Sijena. Pepe Serra, direttore del Museo Nacional d’Art de Catalunya (Mnac), ha approfittato della presentazione del programma espositivo per il 2026 e delle azioni previste per ridurre al minimo possibile la chiusura delle sale causate dai lavori di ampliamento per mandare un messaggio pubblico al Governo di Aragona e attaccare duramente Manuel Borja-Villel, ex direttore del Museo Reina Sofía di Madrid, assunto dalla Generalitat, il governo autonomo della Catalogna, come consulente per la ristrutturazione museografica del museo.

Arte e scienza: a Barcellona nasce Platform Dalí

Arte e scienza: a Barcellona nasce Platform Dalí (Il Giornale dell’Arte – 15/12/2025)

«Gli eventi scientifici sono l’unica guida costante della mia immaginazione», sosteneva l’artista catalano. Il nuovo programma è promosso dalla Fundació Dalí e recupera la passione dell’artista per l’innovazione scientifica.

Dopo anni dedicati ad articolare le diverse componenti dell’«universo Dalí» intorno al celebre museo di Figueres, la Fundació Gala-Salvador Dalí si lancia a esplorare nuovi territori. Nasce così Platform Dalí, un nuovo programma di arte e scienza ispirato alla visione creativa del maestro surrealista (Figueres, Spagna, 1904-1989), strettamente intrecciata con i progressi scientifici del suo tempo. Il progetto è stato affidato a Monica Bello, direttrice per dieci anni del programma artistico del Cern, il laboratorio europeo di fisica delle particelle con sede a Ginevra.