A La Coruña la più grande mostra dedicata in Spagna a René Lalique, l’inventore del gioiello moderno

A La Coruña la più grande mostra dedicata in Spagna a René Lalique, l’inventore del gioiello moderno (Il Giornale dell’Arte – 25/03/2026)

La Fondazione Barrié riunisce più di 300 opere che illustrano la straordinaria carriera dell’artista e imprenditore, protagonista dell’Art Nouveau e dell’Art Déco.

La Fondazione Barrié di La Coruña presenta la più grande mostra mai organizzata finora in Spagna sull’opera di René Lalique (Ay, 1860-Parigi, 1945), maestro dell’Art Nouveau e dell’Art Déco, che segnò una svolta nella storia del design europeo a cavallo tra il XIX e il XX secolo e ridefinì il rapporto tra arte, design e industria. «Lalique, la belleaza dell’Art Nouveau e nell’Art Déco», aperta dal 26 marzo al 12 luglio, riunisce circa 300 opere, molte esposte in rare occasioni, provenienti dal Museo Lalique de Wingen-sur-Moder, la località dove l’artista e imprenditore fondò la sua fabbrica nel 1921, dal Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona che possiede 179 gioielli e oggetti di Lalique e da varie collezioni private.

Nell’opera di Ruth Asawa «la forma continua all’interno di un’altra forma»

Nell’opera di Ruth Asawa «la forma continua all’interno di un’altra forma» (Il Giornale dell’Arte – 15/03/2026)

Arriva al Guggenheim Bilbao la grande retrospettiva dell’artista americana con 300 opere che ripercorrono una vita creativa in tutti i suoi aspetti.

La grande retrospettiva di Ruth Asawa (Norwalk, 1926-San Francisco, 2013), che dopo la presentazione al San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) ha riscosso grande successo al MoMA di New York, dal 19 marzo al 13 settembre arriva al Guggenheim Bilbao.

Alla scoperta di Sant Pere de Rodes e del Maestro di Cabestany, il Picasso del XII secolo

Alla scoperta di Sant Pere de Rodes e del Maestro di Cabestany, il Picasso del XII secolo (Il Giornale dell’Arte – 14/03/2026)

Al Mnac di Barcellona il mitico scultore è al centro «non di una mostra di arte romanica convenzionale, ma di un progetto sulla memoria, sulla coscienza patrimoniale e sulla capacità mitopoietica del paesaggio».

Il MnacMuseu Nacional d’Art de Catalunya presenta una rassegna affascinante che mette in evidenza lo straordinario patrimonio romanico conservato nelle sue collezioni. «Sant Pere de Rodes e il Maestro di Cabestany: la costruzione di un mito» riunisce, dal 19 marzo al 29 giugno, un centinaio di opere, molte inedite, tra sculture, pitture, manoscritti illuminati, disegni e documenti di enorme valore storico e patrimoniale. Abbiamo intervistato in anteprima il curatore Manuel Castiñeiras, uno dei maggiori esperti di Romanico del mondo.

La Fundació Miró presenta il nuovo allestimento basato sul processo creativo dell’artista

La Fundació Miró presenta il nuovo allestimento basato sul processo creativo dell’artista (Il Giornale dell’Arte – 13/03/2026)

Il direttore Marko Daniel, che ha inaspettatamente presentato le dimissioni, riscatta il Giardino dei Cipressi, mai aperto al pubblico, prima di lasciare l’istituzione il prossimo giugno.

La prima iniziativa importante di Marko Daniel, quando assunse la direzione della Fundació Miró nel 2018 fu aprire il Patio Nord dell’edificio di José Lluís Sert che svetta immacolato sulla collina di Montjuïc, regalando al pubblico una delle migliori viste sulla città di Barcellona. Adesso, 8 anni e mezzo dopo quel gesto, Daniel ha fatto coincidere le sue dimissioni con l’apertura del Giardino dei Cipressi, coronato da una meravigliosa scultura di Miró, una donna dalle marcate caratteristiche fisiche, con il capo a forma di guscio di lumaca.

Paul McCarthy: «Il fascismo ha una meschinità che gli permette di sopravvivere e riapparire in nuove forme»

Paul McCarthy: «Il fascismo ha una meschinità che gli permette di sopravvivere e riapparire in nuove forme» (Il Giornale dell’Arte – 10/03/2026)

Abbiamo intervistato l’artista statunitense a Madrid, in occasione della presentazione della mostra prodotta dalla galleria Bowman Hal in collaborazione con Hauser & Wirth. Disegni di grandi dimensioni e videoperformance mettono in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale.

Adamo & Eva, Adolf & Eva, sono due facce di una stessa medaglia: la bontà e il male, la purezza e la corruzione. L’acronimo (che sta anche per Art & Entertainment) dà il titolo a «A&E, Adolf/Adam & Eva/Eve», un progetto di lunga durata che l’artista americano Paul McCarthy (Utah, 1945) ha realizzato con l’attrice tedesca Lilith Stangenberg. Attraverso un nucleo di disegni di grandi dimensioni e di videoperformance, mette in scena una visione cruda e inquietante delle strutture di potere e delle dinamiche di dominazione nella società occidentale. Le opere sono visibili dal 6 marzo al 16 maggio a Madrid, nel Bowman Hal, il nuovo spazio commerciale del centro d’arte e cultura contemporanea SOLO CSV, fondato dalla coppia di imprenditori e collezionisti Ana Gervás e David Cantolla.

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo

A Barcellona i Nabis, profeti del XIX secolo (Il Giornale dell’Arte – 02/03/2026)

Tra le quasi 200 opere riunite a La Pedrera, anche «Le Talisman» di Sérusier, eccezionale prestito dal Musée d’Orsay di Parigi.

Non poteva esserci cornice migliore della Casa Milà di Antoni Gaudí, più nota come La Pedrera, edificio emblematico del Modernismo a Barcellona, per accogliere una grande mostra interamente dedicata ai Nabis. «I Nabis: da Bonnard a Vuillard», dal 6 marzo al 28 giugno, ripercorre la storia di questo movimento attivo a Parigi tra il 1888 e il 1900, nato grazie allo studente Paul Sérusier, che dopo un soggiorno a Pont-Aven (Bretagna) sotto la guida di Paul Gauguin e influenzato dal suo approccio simbolista, realizzò un piccolo dipinto, «Le Talisman», dalle forme semplificate e i colori vividi, che si considera la prima pittura nabi.

Il decennio decisivo per l’arte di Antoni Tàpies in quattro personali

Il decennio decisivo per l’arte di Antoni Tàpies in quattro personali (Il Giornale dell’Arte – 22/02/2026)

L’omonimo museo di Barcellona ricostruisce le mostre realizzate tra il 1950 e il 1960, in Spagna e in Francia, che furono determinanti per l’evoluzione formale e concettuale del linguaggio dell’artista catalano.

Che impatto ha l’allestimento di una mostra sulla nostra percezione delle opere? Come veniva presentato il lavoro di Tàpies nelle sue prime rassegne e che effetto ha avuto sulla ricezione da parte del pubblico? La nostra percezione di quelle opere può cambiare oggi, se vengono riproposte nel loro contesto originale? Si prefigge di rispondere a queste domande la mostra «Il movimento perpetuo del muro», con cui Imma Prieto e Pablo Allepuz, direttrice e conservatore capo del Museu Tàpies di Barcellona, continuano la serie di proposte che offrono una nuova visione aggiornata dell’opera di Antoni Tàpies (Barcellona, 1923-2012).

La rivoluzione di Segade al Reina Sofía di Madrid parte dall’allestimento

La rivoluzione di Segade al Reina Sofía di Madrid parte dall’allestimento (Il Giornale dell’Arte – 18/02/2026)

Il nuovo direttore trasforma il percorso di visita della sezione dal 1975 a oggi in uno più accessibile, dinamico e didattico, con il visitatore al centro dell’esperienza museale. Oltre 400 opere, il 35% di donne e più della metà inedite.

Due anni e mezzo dopo essere stato nominato direttore del Museo Reina Sofía di Madrid, Manuel Segade (La Coruña, 1977) presenta la prima parte del nuovo allestimento della collezione permanente del museo d’arte contemporanea più importante di Spagna, dal 18 febbraio aperto al pubblico. La sua «ristrutturazione concettuale» inizia proprio dagli ultimi 50 anni della storia delle arti visive, la parte più controversa dell’eredità lasciatagli dal suo predecessore Manuel Borja-Villel, quella che provocò più polemiche tanto da accelerare il suo abbandono del museo.

Dai primi scritti e dipinti informali alle azioni di arte viva: Alberto Greco al Reina Sofia

Dai primi scritti e dipinti informali alle azioni di arte viva: Alberto Greco al Reina Sofia (Il Giornale dell’Arte – 05/02/2026)

La rassegna di Madrid ripercorre la breve ma intensa vita dell’artista argentino e il percorso migratorio che intraprese nel 1950 da Buenos Aires a Barcellona.

L’artista Alberto Greco (Buenos Aires, 1935-Barcellona, 1965) si suicidò a Barcellona il 13 ottobre 1965 con una dose letale di barbiturici. Con il suo gesto troncò una promettente carriera che, a soli 29 anni, l’aveva posizionato tra le figure centrali dell’Informale e dell’avanguardia concettuale degli anni ’60. Prima di abbandonare la vita scrisse sul palmo della mano la parola «Fine» e molti vollero vedere in questo gesto un ultimo atto performativo coerente con la sua poetica radicale, ma Fernando Davis, studioso della sua opera e curatore della mostra «Alberto Greco. Viva el arte vivo» che il Museo Reina Sofía gli dedica dall’11 febbraio al 8 giugno, non è d’accordo.
(Edizione in PDF de Il Giornale dell’Arte n.469, Febbraio 2026)

United Visual Artists ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Casa Batlló a Barcellona

United Visual Artists ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Casa Batlló a Barcellona (Il Giornale dell’Arte – 02/02/2026)

Matt Clark, fondatore del collettivo londinese, illustra il mapping sulla facciata e la mostra nell’edificio di Antonio Gaudí.

«Questo insieme di opere è un’ode all’universo in costante evoluzione, luogo di ambivalenze e cambi, che a volte possiamo vedere, altre sentire, ma che nella maggioranza dei casi, non riusciamo a percepire». Così l’artista britannico Matt Clark, fondatore e direttore del celebre studio londinese United Visual Artists (Uva) definisce le sette opere prodotte espressamente per la mostra «Behind the Façade» (fino al 17 maggio) che inaugura il programma regolare di Casa Battló Contemporary, il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea della Casa Battló, il celeberrimo edificio di Antoni Gaudí sul paseo de Gracia di Barcellona.