Il decennio decisivo per l’arte di Antoni Tàpies in quattro personali

Il decennio decisivo per l’arte di Antoni Tàpies in quattro personali (Il Giornale dell’Arte – 22/02/2026)

L’omonimo museo di Barcellona ricostruisce le mostre realizzate tra il 1950 e il 1960, in Spagna e in Francia, che furono determinanti per l’evoluzione formale e concettuale del linguaggio dell’artista catalano.

Che impatto ha l’allestimento di una mostra sulla nostra percezione delle opere? Come veniva presentato il lavoro di Tàpies nelle sue prime rassegne e che effetto ha avuto sulla ricezione da parte del pubblico? La nostra percezione di quelle opere può cambiare oggi, se vengono riproposte nel loro contesto originale? Si prefigge di rispondere a queste domande la mostra «Il movimento perpetuo del muro», con cui Imma Prieto e Pablo Allepuz, direttrice e conservatore capo del Museu Tàpies di Barcellona, continuano la serie di proposte che offrono una nuova visione aggiornata dell’opera di Antoni Tàpies (Barcellona, 1923-2012).

La rivoluzione di Segade al Reina Sofía di Madrid parte dall’allestimento

La rivoluzione di Segade al Reina Sofía di Madrid parte dall’allestimento (Il Giornale dell’Arte – 18/02/2026)

Il nuovo direttore trasforma il percorso di visita della sezione dal 1975 a oggi in uno più accessibile, dinamico e didattico, con il visitatore al centro dell’esperienza museale. Oltre 400 opere, il 35% di donne e più della metà inedite.

Due anni e mezzo dopo essere stato nominato direttore del Museo Reina Sofía di Madrid, Manuel Segade (La Coruña, 1977) presenta la prima parte del nuovo allestimento della collezione permanente del museo d’arte contemporanea più importante di Spagna, dal 18 febbraio aperto al pubblico. La sua «ristrutturazione concettuale» inizia proprio dagli ultimi 50 anni della storia delle arti visive, la parte più controversa dell’eredità lasciatagli dal suo predecessore Manuel Borja-Villel, quella che provocò più polemiche tanto da accelerare il suo abbandono del museo.

Dai primi scritti e dipinti informali alle azioni di arte viva: Alberto Greco al Reina Sofia

Dai primi scritti e dipinti informali alle azioni di arte viva: Alberto Greco al Reina Sofia (Il Giornale dell’Arte – 05/02/2026)

La rassegna di Madrid ripercorre la breve ma intensa vita dell’artista argentino e il percorso migratorio che intraprese nel 1950 da Buenos Aires a Barcellona.

L’artista Alberto Greco (Buenos Aires, 1935-Barcellona, 1965) si suicidò a Barcellona il 13 ottobre 1965 con una dose letale di barbiturici. Con il suo gesto troncò una promettente carriera che, a soli 29 anni, l’aveva posizionato tra le figure centrali dell’Informale e dell’avanguardia concettuale degli anni ’60. Prima di abbandonare la vita scrisse sul palmo della mano la parola «Fine» e molti vollero vedere in questo gesto un ultimo atto performativo coerente con la sua poetica radicale, ma Fernando Davis, studioso della sua opera e curatore della mostra «Alberto Greco. Viva el arte vivo» che il Museo Reina Sofía gli dedica dall’11 febbraio al 8 giugno, non è d’accordo.
(Edizione in PDF de Il Giornale dell’Arte n.469, Febbraio 2026)

A Barcellona il Mnac procede verso l’ampliamento in piena tormenta

A Barcellona il Mnac procede verso l’ampliamento in piena tormenta (Il Giornale dell’Arte – 08/01/2026)

Oltre al contenzioso con il Governo di Aragona per la restituzione delle pitture di Sijena il direttore del Museo Nacional, Pepe Serra, si scontra con Manuel Borja-Villel, definito «colonizzatore».

Invece di avvicinarsi a una soluzione, sembra peggiorare il contenzioso con il Governo di Aragona per la restituzione delle pitture murali romaniche di Sijena. Pepe Serra, direttore del Museo Nacional d’Art de Catalunya (Mnac), ha approfittato della presentazione del programma espositivo per il 2026 e delle azioni previste per ridurre al minimo possibile la chiusura delle sale causate dai lavori di ampliamento per mandare un messaggio pubblico al Governo di Aragona e attaccare duramente Manuel Borja-Villel, ex direttore del Museo Reina Sofía di Madrid, assunto dalla Generalitat, il governo autonomo della Catalogna, come consulente per la ristrutturazione museografica del museo.

Il Guggenheim di Bilbao va alle radici dell’arte

Il Guggenheim di Bilbao va alle radici dell’arte (Il Giornale dell’Arte – 05/12/2025)

Oltre 100 opere di Land art di 40 artisti esplorano il rapporto tra l’arte contemporanea e il suolo come territorio fisico, simbolico ed ecologico.

L’installazione di Giuseppe Penone «Unghia e foglie di alloro», che occupa sia olfattivamente sia visivamente lo spazio espositivo, è l’immagine della nuova mostra del Museo Guggenheim di Bilbao «Arti della Terra», che dal 6 dicembre al 3 maggio 2026 affronta il conflitto tra progresso tecnologico ed ecologia dalla prospettiva dell’arte visiva e concettuale, l’architettura e il design. Il progetto, che fa parte del piano strategico per la sostenibilità ambientale del museo, riunisce oltre 100 opere di 40 artisti di generazioni e culture diverse, che comprendono tutti i grandi nomi del Land art.

Juan Muñoz al Prado: un ritorno impossibile e necessario

Juan Muñoz al Prado: un ritorno impossibile e necessario (Il Giornale dell’Arte – 19/11/2025)

A Madrid si celebra il grande scultore, prematuramente scomparso, stabilendo un dialogo tra i maestri antichi, la scultura contemporanea e il pubblico.

Con «Juan Muñoz. Historias de Arte» (fino all’8 marzo 2026) il Museo Nacional del Prado di Madrid inaugura una delle mostre più sorprendenti degli ultimi anni, non solo per la presenza di un artista contemporaneo all’interno del tempio della pittura antica, ma per la qualità del dialogo che s’instaura tra le sue opere e i capolavori della collezione permanente. Juan Muñoz (1953-2001), uno degli artisti spagnoli più influenti dell’arte contemporanea, prematuramente scomparso, ritorna al Prado, che amava frequentare assiduamente, con una retrospettiva curata da Vicente Todolí.

A Madrid la rivincita di Mengs e del Settecento

A Madrid la rivincita di Mengs e del Settecento (Il Giornale dell’Arte – 13/11/2025)

Al Prado la più ampia retrospettiva (158 opere da tutto il mondo) dedicata al pittore che voleva diventare il nuovo Raffaello ma che è stato emarginato da Romanticismo, Impressionismo, Espressionismo, Cubismo…

Dal 25 novembre al primo marzo 2026 il Museo del Prado presenta la mostra monografica più ampia e completa mai dedicata al pittore Anton Raphael Mengs (Aussig, 1728-Roma, 1779). La rassegna, sponsorizzata dalla Fondazione Bbva, presenta 158 opere tra oli, acquerelli, pastelli, disegni e l’affresco «Giove e Ganimede», oltre a sculture, medaglie e manoscritti, provenienti dalla collezione del Prado, da altre 44 istituzioni e vari collezionisti privati spagnoli e internazionali. La mostra ripercorre la carriera di Mengs, i suoi modelli e le sue influenze, mettendo in luce il suo rapporto con grandi maestri come Raffaello, Correggio e Pompeo Batoni.

A Barcellona oltre 500 pezzi per mettere in orbita il pianeta nero

A Barcellona oltre 500 pezzi per mettere in orbita il pianeta nero (Il Giornale dell’Arte – 11/11/2025)

Una mostra sulla Panafrica apre le celebrazioni per il 30mo anniversario del Macba.

Un murale di Kawira Mwirichia che rende omaggio agli attivisti queer di tutto il mondo con i tessuti kanga, caratteristici del Kenia, dove l’omosessualità è illegale così come in più di due terzi dei Paesi africani, apre la grande mostra che il Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona (Macba) dedica al panafricanismo. «Mettere in orbita un pianeta nero. L’arte e la cultura della Panafrica», fino al 6 aprile presenta più di 500 pezzi, 350 opere e circa 200 documenti, di un centinaio di artisti e intellettuali, realizzati in Africa, Europa, Nord America e Sud America, dal 1920 ad oggi, con la volontà di rifiutare l’immagine uniforme e riduttiva che è stata data al panafricanismo, per presentarlo come un movimento polifonico globale.

A Madrid Jackson Pollock vs Andy Warhol

A Madrid Jackson Pollock vs Andy Warhol (Il Giornale dell’Arte – 20/10/2025)

Attraverso due figure chiave del XX secolo il Museo Thyssen-Bornemisza rifiuta un tema centrale della storia dell’arte: la separazione canonica tra arte astratta e arte figurativa.

«Ricominciare a guardare, avere il coraggio di contemplare, oggi, è un atto sovversivo. Se stiamo rivisitando la storia dell’arte da diversi punti di vista, allora perché non affrontare un dibattito centrale: figurativo versus astratto, attraverso due figure chiave dell’arte del XX secolo, Jackson Pollock e Andy Warhol». Lo afferma Estrella de Diego, cattedratica, critica e teorica dell’arte, curatrice di «Warhol, Pollock e altri spazi americani» (dal 21 ottobre al 25 gennaio 2026), la mostra che apre la stagione espositiva del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Perché Velázquez non firmò il ritratto di Filippo IV

Perché Velázquez non firmò il ritratto di Filippo IV (Il Giornale dell’Arte – 13/10/2025)

Dopo quattro mesi di restauro, uno dei capolavori del Prado è tornato nella sala 12 del museo madrileno.
Dopo quattro mesi di intenso lavoro, il Museo del Prado di Madrid ha presentato il restauro del ritratto di Filippo IV a cavallo, uno dei capolavori di Velázquez, realizzato per il Salón del Reino del Casón del Buen Retiro.