Sagrada Familia: nel 2026, a cento anni dalla morte di Gaudí, sarà completata la torre più alta

Sagrada Familia: nel 2026, a cento anni dalla morte di Gaudí, sarà completata la torre più alta (Il Giornale dell’Arte – 19/09/2025)

Per terminare tutte le strutture verticali dell’incompiuto tempio di Barcellona ci vorrà però almeno un decennio. Intanto per fine mese si attende la risposta di papa Leone XIV, invitato l’anno prossimo a benedire la basilica.

«Gaudí ci ha lasciato molti disegni, modellini e annotazioni che ci permettono di continuare a costruire la basilica sapendo di rispettare la sua volontà. Il tempo di costruzione della Sagrada Familia, alla fine, è inferiore a quello di molte altre chiese con queste caratteristiche»: lo ha dichiarato l’architetto Jordi Faulí, direttore dei lavori, in occasione del consueto bilancio annuale, durante il quale ha annunciato i momenti salienti dell’Anno Gaudí che nel 2026 commemorerà il centenario della morte dell’architetto. (continua).

«EVITADA» de JOSEPH PIÑOL / MUSEU HABITAT

En el marco de la II Trobada del proyecto Museu Habitat. Contrariar abismos. Poéticas de escala, que tendrá lugar del 1 al 4 de octubre en el Museu Tàpies de Barcelona, el sábado 4 de octubre a las 10 horas se presentará la performance Evitada, del artista Josep Piñol Curto, dentro del eje “Fabular” del programa. La acción está comisariada por Roberta Bosco.

Evitada OCT. 4, 2025

El pasado 4 de octubre de 2025 Josep Piñol formalizó la evitación de su obra monumental con la firma de un certificado, adquirido por un coleccionista privado. La cancelación, realizada en el Museu Tàpies de Barcelona, dio lugar a una pieza que culmina en su propia evitación. Durante la acción performativa, Piñol rubricó ante notario la renuncia definitiva a materializar su obra, que estaba proyectada en Belém (Brasil), sede de la próxima COP30 y foco del debate climático. Con ello, la cancelación quedó sellada. Al detener el proyecto previsto en la Amazonía, evitó la emisión de 57.765 toneladas de CO2 equivalente (tCO2e), registradas como créditos de carbono certificados con un valor estimado de 1,6 millones de euros…

La performance se inspira en el concepto contemporáneo de “emisiones evitadas”, definido como la diferencia estimada de gases de efecto invernadero respecto a un escenario inicial sin intervención. No se trata de una medida directa, sino de un cálculo contrafactual basado en supuestos que, en muchos casos, puede comercializarse en el mercado voluntario de carbono como “crédito”. En este marco, Evitada se presenta como un espejo crítico de ese dispositivo. La obra de Piñol interroga tanto los límites entre presencia y ausencia como las lógicas de institucionalización de lo intangible: ¿cómo se mide, se certifica o se capitaliza aquello que no sucede?

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«Evitada» en la PRENSA

Il Giornale dell’Arte
Josep Piñol, l’Amazzonia e il «greenwashing»: sul clima non si specula (07-10-2025)
Rinuncia a realizzare una megaopera bioclimatica e con «Evitata» denuncia la perversità dei meccanismi di compensazione climatica: «Così trasferiamo il meccanismo che utilizzano le grandi imprese al mondo dell’arte», spiega l’artista spagnolo

La Vanguardia
Una obra de arte que se “evita” para cuestionar el mercado de carbono (04-10-2025)
El artista catalán Josep Piñol presenta su obra en la Fundación Tàpies.

El Periodico
Un artista amenaza con emitir 60.000 toneladas de CO2 con una obra en el Amazonas y pone a la venta la posibilidad de no hacerlo (04-10-2025)
El controvertido Josep Piñol denuncia que este mecanismo de ‘greenwashing’ es utilizado por empresas y gobiernos de todo el mundo para maquillar sus cuentas ambientales y especular con créditos de carbono.

Il Mnac deve restituire gli affreschi romanici di Sijena

La Corte Suprema ha messo fine a un contenzioso che si trascina da anni imponendo il ritorno del ciclo pittorico nel monastero aragonese da cui era stato asportato dopo un incendio.

Barcellona (Spagna). Il contenzioso che da anni, in Spagna, oppone i Governi della Catalogna e di Aragona per la custodia delle pitture murali della sala capitolare del Monastero di Santa María di Sixena (Sijena in spagnolo), un insieme di eccezionale valore tra i più importanti del Romanico europeo, sembra essere giunto alla peggiore conclusione possibile.
(Edizione in PDF de Il Giornale dell’Arte n.463, Luglio-Agosto 2025)

Le scintille magiche di Joan Miró

Le scintille magiche di Joan Miró (Il Giornale dell’Arte – 13/08/2025)

Quattro mostre a Palma di Maiorca celebrano l’artista che trascorse sull’isola baleare la maggior parte della sua vita.

In catalano «guspira» significa «scintilla». Joan Miró (Barcellona, 1893-Palma di Maiorca, 1983) diceva che ogni opera sorge da una scintilla ispiratrice che normalmente era un oggetto trovato per caso, ma anche una fotografia o una semplice cartolina. La maggioranza di questi oggetti li conservava nei due studi e nella casa di Palma di Maiorca, dove trascorse gran parte della sua vita. Fino all’11 gennaio 2026 alcuni dei più significativi di questi oggetti si possono vedere accanto all’opera che hanno contribuito a creare nella mostra «La guspira màgica», nella Fondazione Miró di Palma. Si tratta della rassegna più importante delle quattro di «Paysage Miró» (continua)

Cindy Sherman, una, nessuna, centomila

Cindy Sherman, una, nessuna, centomila (Il Giornale dell’Arte – 31/07/2025)

Hauser & Wirth presenta nella sua sede di Minorca una grande retrospettiva della fotografa statunitense dai mille volti e dalle mille identità, la prima in Spagna negli ultimi 20 anni.

Figure femminili con eleganti abiti di haute couture, sullo sfondo di paesaggi vasti e inospitali, accolgono il visitatore della sede di Hauser & Wirth dell’Illa del Rei nel porto di Maó a Minorca. Sono fotografie di grande formato, che presentano figure stranamente dislocate, come se fossero state sovrapposte digitalmente a paesaggi insulari. Si tratta di «Ominous Landscape», una selezione di immagini che la fotografa statunitense Cindy Sherman (1954) realizzò nel 2010 con abiti e accessori scelti dagli archivi della maison Chanel: dai vestiti anni ’20 disegnati dalla stessa Coco Chanel, alle creazioni contemporanee di Karl Lagerfeld. Il mondo della moda apre questa grande mostra, la prima monografia in Spagna di Cindy Sherman, da quella che le dedicò il Museo Reina Sofia di Madrid nel 1996. In questa serie di fotografie, i lussuosi abiti creano un sorprendente contrasto con la desolata intensità dei paesaggi che li circondano, mentre le figure femminili incombono più grandi del loro ambiente naturale, alterando i ruoli della gerarchia romantica.

Paloma Picasso ripercorre la sua infanzia a Vallauris

Paloma Picasso ripercorre la sua infanzia a Vallauris (Il Giornale dell’Arte – 28/07/2025)

La designer, che ha concepito la mostra in ricordo di suo fratello Claude, espone al Museu Picasso di Barcellona opere della famiglia mai viste in pubblico prima d’ora.

«Ero una bambina silenziosa e osservatrice, non mi ribellavo, ma non obbedivo. Non è facile essere figlia di Pablo Picasso, ma neanche di Françoise Gilot, eppure ho sempre avuto la coscienza del privilegio che significava». Paloma Picasso sgrana i suoi ricordi e rivela gli aspetti più intimi della sua infanzia nella mostra «Crescere tra due artisti» che ha curato insieme a Emmanuel Guigon, direttore del Museu Picasso di Barcellona, dove si può visitare fino al 26 ottobre. La mostra, concepita come omaggio a suo fratello Claude, morto due anni fa a pochi mesi di distanza dalla madre (scomparsa a 102 anni) e dalla sorellastra Maya, figlia di Marie-Therèse Walter, presenta un centinaio di opere, tra pitture e disegni, la maggior parte delle quali appartengono alla famiglia e sono praticamente inedite per il pubblico.(continua)

Ludovica Carbotta difende il diritto alla città

Ludovica Carbotta difende il diritto alla città (Il Giornale dell’Arte – 11/07/2025)

Nella Fundació Miró di Barcellona l’artista torinese ha realizzato un’installazione inedita che in autunno sarà trasformata in un parco infantile

Al di là dei luoghi comuni sulla fratellanza tra Italia e Spagna, per quanto riguarda l’arte visiva le relazioni tra i due Paesi non sono particolarmente intense. Per questo suscita uno speciale interesse «Constructoras de mundos muy parecidos al nuestro» (Costruttrici di mondi molto simili al nostro), la mostra che l’italiana Ludovica Carbotta (Torino, 1982) presenta dall’11 luglio al 2 novembre, nell’Espai 13 della Fundació Miró di Barcellona. La rassegna, che fa parte del ciclo «Cómo desde aqui» (Come da qui), curato da Carolina Jiménez, propone uno sguardo critico e ludico allo stesso tempo sulla città, intesa come spazio di mediazione e frizione, d’incontro e scontro. «La mia è una rappresentazione dello spazio pubblico abitata da oggetti disturbanti, macerie, residui di storie parallele ed elementi di proteste passate e presenti, dalla guerra di Iraq al genocidio del popolo palestinese», spiega l’artista, che vive a Barcellona ormai da otto anni ed è rappresentata da Bombon projects, una delle più brillanti gallerie cittadine attive anche sulla scena internazionale. (continua)

Per la prima volta i musei d’arte moderna si incontreranno in Africa

Per la prima volta i musei d’arte moderna si incontreranno in Africa (Il Giornale dell’Arte – 07/07/2025)

Sarà lo Zimbabwe a ospitare nel 2026 la conferenza del Cimam: «Dopo aver colonizzato, l’Occidente non può anche arrogarsi la decolonizzazione: l’Africa deve decidere come farlo, riflettere sul suo passato e creare nuove narrazioni», spiega Raphael Chikukwa, direttore della National Gallery of Zimbabwe di Harare.

I membri del Cimam, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte moderna, sono tornati a Barcellona 20 anni dopo aver creato nella capitale catalana la loro prima sede esecutiva. Lo hanno fatto per celebrare un’attività che in questo ventennio si è intensificata e consolidata, ma soprattutto per dare un annuncio storico: nel 2026 il Cimam celebrerà la sua conferenza annuale in Africa per la prima volta nei suoi 64 anni di storia. Si terrà nella National Gallery of Zimbabwe di Harare, capitale dello Zimbabwe, Paese che gode di una vivacità artistica e culturale unica nel continente e di una situazione politica e sociale relativamente stabile e tranquilla, nonostante la difficile conquista dell’indipendenza dal Regno Unito, che sfociò nella nascita dello Zimbabwe nel 1980 sotto la guida di Robert Mugabe, deposto da un colpo di stato nel 2017. (continua).

 

GDA: A Barcellona nuove visioni della storia e nuove forme di raccontarla

A Barcellona nuove visioni della storia e nuove forme di raccontarla (Il Giornale dell’Arte – 05/07/2025)

Nel Padiglione Victoria Eugenia e nel Palau Moja la grande mostra di Manuel Borja-Villel, che combatte le narrazioni coloniali, gerarchiche e anacronistiche del museo enciclopedico.

«La macchina non è il problema, è solo uno specchio. Interroga la macchina, mettila in dubbio, prima che sia lei a decidere per te». Le parole appaiono su un grande schermo come se qualcuno le stesse scrivendo sulla tastiera, ma non è così. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale di «Woke Manipulator™» che Daniel G. Andújar alimenta con tutti i contenuti vincolati alla mostra per cui è stata creata. Capace di reagire a qualsiasi lingua e dotata di telecamere e microfoni che registrano tutto ciò che accade nello spazio espositivo, la AI stabilisce un gioco quasi perverso con il suo creatore, mantenendo un’inquietante parzialità di radice capitalista ed eurocentrica e dimostrando che controllarla del tutto è praticamente impossibile. «L’Intelligenza Artificiale vive dello stesso sistema estrattivisto che questa mostra critica», afferma Andújar, che con i suoi grandi schermi dà il benvenuto ai visitatori di «Fabular paisatge» (fino al 5 ottobre), la prima proposta espositiva del Museo Habitat di Barcellona con cui Manuel Borja-Villel (Burriana, 1957) mette in discussione il modello enciclopedico di museo, che ha contribuito a stabilire una visione unica e gerarchica dell’evoluzione dell’arte, proponendo un’alternativa aperta alla diversità, a nuove visioni della storia e anche a nuove forme di raccontarla. (continua)

Tot el que volies saber sobre Intel·ligència Artificial i segueixes sense saber

Backup” del artículo original “Tot el que volies saber sobre Intel·ligència Artificial i segueixes sense saber” publicado por Roberta Bosco el 20 octubre 2023 en El Temps de les Arts.

Una mostra enciclopèdica al CCCB esbossa la història de la IA i intenta respondre als interrogants ètics i pràctics sobre aquesta tecnologia.

IA: Intel·ligència Artificial
CCCB (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona)
Fins al 17 de març de 2024

La màquina espera el visitant en un espai fosc. No té aparença antropomòrfica, no hi ha teclat ni altres dispositius per interactuar, tampoc cal parlar-li. La seva funció és explorar la interacció directa entre humans i intel·ligència artificial a través de la comunicació sensorial i emotiva no verbal, expressada mitjançant els moviments que articulen el nostre llenguatge corporal. L’obra és com un nadó que acaba de néixer i comença a descobrir el món i a aprendre. De moment reconeix les emocions més bàsiques com a enuig o alegria, però cada dia i a través de cada visita anirà aprenent, fins a desenvolupar coneixements cada cop més complexos i sofisticats. Es tracta de Common AI Verse, l’obra que Solimán López ha creat amb el suport d’Espronceda Institute of Art & Culture, ex professo per a la gran mostra IA: Intel·ligència Artificial, que s’acaba d’inaugurar al Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB ).

L’exposició, oberta fins al 17 de març, es basa en un projecte d’èxit del Barbican Centre de Londres del 2019, al qual s’han afegit algunes obres d’artistes espanyols, comissariades per Lluís Nacenta. A més de la peça de Solimán López, destaquen al principi del recorregut la d’Eduard Escoffet i al final la de María Arnal. Es tracta de dues obres sonores. Eco i l’oracle d’Escoffet ocupa una mena de petita capelleta on una cacofonia de veus (en realitat sempre és la de l’artista) desgrana cada dia totes les notícies sobre IA, que es van integrant a una partitura, de manera que la peça, que es reprodueix cada 30 minuts, és sempre diferent. Al final, en una petita sala d’enregistrament, la reproducció sintètica de la veu de Maria Arnal harmonitza en temps real amb els fragments cantats pels visitants, formant un cor híbrid humà-digital, que evolucionarà al llarg de tota l’exposició. La peça posa de manifest com els models de síntesi de veu canvien radicalment el paradigma del significat del cant, així com ChatGPT i altres recursos similars estan modificant l’escriptura sigui assaig, periodisme o narrativa.

Tot i que sembla haver eclosionat només ara, la IA és una tecnologia d’arrels centenàries i la mostra ho reflecteix en un recorregut de tall històric, que intenta abastar-ho tot, sense arribar a ser exhaustiva. El muntatge ocupa un espai que al meu entendre hauria hagut de ser el doble. Resulta tan dens i complex, que el visitant acaba recolzant-se en el que ja coneix des del gólem, Frankenstein, els replicants de Blade Runner i l’androide d’Alien, passant per una reproducció de la màquina de xifrat Enigma i els circuits de Deep Blue, l’ordinador que va vèncer el campió d’escacs Garri Kasparov, fins als robots antropomorfs i el gos Aibo, ja vist tantes vegades que ni emociona quan intenta donar-te la poteta.

Mentre els museòlegs més capdavanters qüestionen l’enfocament enciclopèdic, la mostra del CCCB representa el triomf d’aquest plantejament. Hi ha de tot i tot plegat: pots aspirar l’olor reconstruïda d’una flor extinta fa més d’un segle, contemplar un nas bioimprès en 3D, un rusc artificial i fins i tot un esprai que conté, segons diuen, l’ADN sintètic d’un àlbum de Massive Attack. El tall és el d’un museu de la ciència i, tot i que si els busques bé pots trobar els dubtes ètics i pràctics que planteja l’ús indiscriminat de la IA, és evident que ha arribat per quedar-s’hi i sobretot per generar més diners al capital.

I l’art? L’art queda diluït, perdut, indistingible en l’allau d’objectes, de manera que la seva càrrega crítica, quan en té, queda desactivada per l’aclaparador display tecnològic, com si ser una obra d’art no fos suficient sense la justificació i l’exaltació de la tecnologia que la sustenta… com si les obres de pop art s’exposessin envoltades de la història de la pintura acrílica.

Entretinguda, interessant, aclaparadora, angoixant, complexa i confusa, són alguns dels adjectius captats al vol durant la visita reservada a la premsa, que tenia l’avantatge de comptar amb les explicacions de l’equip del centre, encapçalat pel seu assessor científic Jordi Torres, del Barcelona Supercomputing Center, autor del llibre La intel·ligència artificial explicada als humans. Finalment, el que queda clar és que la IA és emanació de la intel·ligència biològica, de la qual aprèn i de la qual s’alimenta. Pot recordar més que nosaltres i elaborar moltíssimes més informació, així que és més que lícit preguntar-se on resideix el punt de presa de consciència d’una entitat intel·ligent… si possible sense paranoia ni angoixes.

 

DECIDIM FEST 2023: Intel·ligència Artificial vs Intel·ligència Col·lectiva

L’obertura de la mostra ha coincidit amb la inauguració del Decidim Fest 2023, que ha omplert durant tres dies el Canòdrom de presentacions i debats sota el lema Democràcia, tecnologia i intel·ligència artificial col·lectiva.

DECIDIM FEST 2023
Democràcia, tecnologia i intel·ligència artificial col·lectiva
Canòdrom Ateneu d’Innovació Digital i Democràtica de Barcelona
18,19 i 20 d’octubre de 2023
https://meta.decidim.org

El festival, organitzat per la comunitat Decidim, ha plantejat processos de reflexió sobre democràcia i tecnologia, abordant les implicacions de la IA a la vida quotidiana i els riscos que comporta el seu ús, que pot arribar a ser fraudulent, afectant les formes de governar la societat, la veracitat de la informació i el coneixement i fins i tot els drets fonamentals de la ciutadania. Decidim és una plataforma de codi lliure per a la participació ciutadana, creada per la comunitat homònima i l’Ajuntament de Barcelona, el 2016. Actualment, ha estat implementada a 30 països per governs locals i institucions molt diverses, en total més de 450. Es tracta d’un exemple perfecte de com un software creat a Catalunya s’està usant a tot el món, exportant un model propi de participació i convertint-se en una referència global de tecnologia lliure i democràtica.