Ogni opera di Cristina Iglesias trasforma la percezione dell’ambiente

Ogni opera di Cristina Iglesias trasforma la percezione dell’ambiente (Il Giornale dell’Arte – 04/10/2025)

La Pedrera ospita la prima monografica a Barcellona di una delle delle scultrici contemporanee più importanti della scena internazionale: 40 opere realizzate negli ultimi vent’anni.

La Fundació Catalunya inaugura la stagione de La Pedrera con la prima monografica a Barcellona di Cristina Iglesias (San Sebastián, 1956), una delle rappresentanti di maggior rilievo della scultura contemporanea internazionale. La rassegna, aperta dal 9 ottobre al 25 gennaio 2026, riunisce 40 opere realizzate negli ultimi vent’anni. Il titolo della mostra, «Passatges», allude alle forme labirintiche di installazioni pensate per essere attraversate, che convertono lo spazio espositivo in un paesaggio in continua evoluzione. (continua)

A Barcellona Casa Battló di Gaudí aprirà all’arte contemporanea

A Barcellona Casa Battló di Gaudí aprirà all’arte contemporanea (Il Giornale dell’Arte – 02/10/2025)

L’inaugurazione, il prossimo gennaio, del nuovo spazio al secondo piano darà il via alle celebrazioni del centenario della morte dell’architetto catalano.

Già da alcuni anni i proprietari della Casa Battló (gli eredi Bernat, famiglia già alla guida dell’azienda produttrice dei celebri Chupa Chups) hanno dimostrato di volersi aprire all’arte contemporanea. Dopo i «mapping» con cui trasformano per una notte all’anno il paseo de Gracia, cuore pulsante del centro modernista di Barcellona, adesso hanno deciso di aprire uno spazio permanente dedicato alle produzioni di artisti contemporanei, invitati a ripensare e reinterpretare l’eredità di Gaudí. (continua)

«EVITADA» de JOSEPH PIÑOL / MUSEU HABITAT

En el marco de la II Trobada del proyecto Museu Habitat. Contrariar abismos. Poéticas de escala, que tendrá lugar del 1 al 4 de octubre en el Museu Tàpies de Barcelona, el sábado 4 de octubre a las 10 horas se presentará la performance Evitada, del artista Josep Piñol Curto, dentro del eje “Fabular” del programa. La acción está comisariada por Roberta Bosco.

Evitada OCT. 4, 2025

El pasado 4 de octubre de 2025 Josep Piñol formalizó la evitación de su obra monumental con la firma de un certificado, adquirido por un coleccionista privado. La cancelación, realizada en el Museu Tàpies de Barcelona, dio lugar a una pieza que culmina en su propia evitación. Durante la acción performativa, Piñol rubricó ante notario la renuncia definitiva a materializar su obra, que estaba proyectada en Belém (Brasil), sede de la próxima COP30 y foco del debate climático. Con ello, la cancelación quedó sellada. Al detener el proyecto previsto en la Amazonía, evitó la emisión de 57.765 toneladas de CO2 equivalente (tCO2e), registradas como créditos de carbono certificados con un valor estimado de 1,6 millones de euros…

La performance se inspira en el concepto contemporáneo de “emisiones evitadas”, definido como la diferencia estimada de gases de efecto invernadero respecto a un escenario inicial sin intervención. No se trata de una medida directa, sino de un cálculo contrafactual basado en supuestos que, en muchos casos, puede comercializarse en el mercado voluntario de carbono como “crédito”. En este marco, Evitada se presenta como un espejo crítico de ese dispositivo. La obra de Piñol interroga tanto los límites entre presencia y ausencia como las lógicas de institucionalización de lo intangible: ¿cómo se mide, se certifica o se capitaliza aquello que no sucede?

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«Evitada» en la PRENSA

Il Giornale dell’Arte
Josep Piñol, l’Amazzonia e il «greenwashing»: sul clima non si specula (07-10-2025)
Rinuncia a realizzare una megaopera bioclimatica e con «Evitata» denuncia la perversità dei meccanismi di compensazione climatica: «Così trasferiamo il meccanismo che utilizzano le grandi imprese al mondo dell’arte», spiega l’artista spagnolo

La Vanguardia
Una obra de arte que se “evita” para cuestionar el mercado de carbono (04-10-2025)
El artista catalán Josep Piñol presenta su obra en la Fundación Tàpies.

El Periodico
Un artista amenaza con emitir 60.000 toneladas de CO2 con una obra en el Amazonas y pone a la venta la posibilidad de no hacerlo (04-10-2025)
El controvertido Josep Piñol denuncia que este mecanismo de ‘greenwashing’ es utilizado por empresas y gobiernos de todo el mundo para maquillar sus cuentas ambientales y especular con créditos de carbono.

Le scintille magiche di Joan Miró

Le scintille magiche di Joan Miró (Il Giornale dell’Arte – 13/08/2025)

Quattro mostre a Palma di Maiorca celebrano l’artista che trascorse sull’isola baleare la maggior parte della sua vita.

In catalano «guspira» significa «scintilla». Joan Miró (Barcellona, 1893-Palma di Maiorca, 1983) diceva che ogni opera sorge da una scintilla ispiratrice che normalmente era un oggetto trovato per caso, ma anche una fotografia o una semplice cartolina. La maggioranza di questi oggetti li conservava nei due studi e nella casa di Palma di Maiorca, dove trascorse gran parte della sua vita. Fino all’11 gennaio 2026 alcuni dei più significativi di questi oggetti si possono vedere accanto all’opera che hanno contribuito a creare nella mostra «La guspira màgica», nella Fondazione Miró di Palma. Si tratta della rassegna più importante delle quattro di «Paysage Miró» (continua)

Cindy Sherman, una, nessuna, centomila

Cindy Sherman, una, nessuna, centomila (Il Giornale dell’Arte – 31/07/2025)

Hauser & Wirth presenta nella sua sede di Minorca una grande retrospettiva della fotografa statunitense dai mille volti e dalle mille identità, la prima in Spagna negli ultimi 20 anni.

Figure femminili con eleganti abiti di haute couture, sullo sfondo di paesaggi vasti e inospitali, accolgono il visitatore della sede di Hauser & Wirth dell’Illa del Rei nel porto di Maó a Minorca. Sono fotografie di grande formato, che presentano figure stranamente dislocate, come se fossero state sovrapposte digitalmente a paesaggi insulari. Si tratta di «Ominous Landscape», una selezione di immagini che la fotografa statunitense Cindy Sherman (1954) realizzò nel 2010 con abiti e accessori scelti dagli archivi della maison Chanel: dai vestiti anni ’20 disegnati dalla stessa Coco Chanel, alle creazioni contemporanee di Karl Lagerfeld. Il mondo della moda apre questa grande mostra, la prima monografia in Spagna di Cindy Sherman, da quella che le dedicò il Museo Reina Sofia di Madrid nel 1996. In questa serie di fotografie, i lussuosi abiti creano un sorprendente contrasto con la desolata intensità dei paesaggi che li circondano, mentre le figure femminili incombono più grandi del loro ambiente naturale, alterando i ruoli della gerarchia romantica.

Paloma Picasso ripercorre la sua infanzia a Vallauris

Paloma Picasso ripercorre la sua infanzia a Vallauris (Il Giornale dell’Arte – 28/07/2025)

La designer, che ha concepito la mostra in ricordo di suo fratello Claude, espone al Museu Picasso di Barcellona opere della famiglia mai viste in pubblico prima d’ora.

«Ero una bambina silenziosa e osservatrice, non mi ribellavo, ma non obbedivo. Non è facile essere figlia di Pablo Picasso, ma neanche di Françoise Gilot, eppure ho sempre avuto la coscienza del privilegio che significava». Paloma Picasso sgrana i suoi ricordi e rivela gli aspetti più intimi della sua infanzia nella mostra «Crescere tra due artisti» che ha curato insieme a Emmanuel Guigon, direttore del Museu Picasso di Barcellona, dove si può visitare fino al 26 ottobre. La mostra, concepita come omaggio a suo fratello Claude, morto due anni fa a pochi mesi di distanza dalla madre (scomparsa a 102 anni) e dalla sorellastra Maya, figlia di Marie-Therèse Walter, presenta un centinaio di opere, tra pitture e disegni, la maggior parte delle quali appartengono alla famiglia e sono praticamente inedite per il pubblico.(continua)

Ludovica Carbotta difende il diritto alla città

Ludovica Carbotta difende il diritto alla città (Il Giornale dell’Arte – 11/07/2025)

Nella Fundació Miró di Barcellona l’artista torinese ha realizzato un’installazione inedita che in autunno sarà trasformata in un parco infantile

Al di là dei luoghi comuni sulla fratellanza tra Italia e Spagna, per quanto riguarda l’arte visiva le relazioni tra i due Paesi non sono particolarmente intense. Per questo suscita uno speciale interesse «Constructoras de mundos muy parecidos al nuestro» (Costruttrici di mondi molto simili al nostro), la mostra che l’italiana Ludovica Carbotta (Torino, 1982) presenta dall’11 luglio al 2 novembre, nell’Espai 13 della Fundació Miró di Barcellona. La rassegna, che fa parte del ciclo «Cómo desde aqui» (Come da qui), curato da Carolina Jiménez, propone uno sguardo critico e ludico allo stesso tempo sulla città, intesa come spazio di mediazione e frizione, d’incontro e scontro. «La mia è una rappresentazione dello spazio pubblico abitata da oggetti disturbanti, macerie, residui di storie parallele ed elementi di proteste passate e presenti, dalla guerra di Iraq al genocidio del popolo palestinese», spiega l’artista, che vive a Barcellona ormai da otto anni ed è rappresentata da Bombon projects, una delle più brillanti gallerie cittadine attive anche sulla scena internazionale. (continua)

Per la prima volta i musei d’arte moderna si incontreranno in Africa

Per la prima volta i musei d’arte moderna si incontreranno in Africa (Il Giornale dell’Arte – 07/07/2025)

Sarà lo Zimbabwe a ospitare nel 2026 la conferenza del Cimam: «Dopo aver colonizzato, l’Occidente non può anche arrogarsi la decolonizzazione: l’Africa deve decidere come farlo, riflettere sul suo passato e creare nuove narrazioni», spiega Raphael Chikukwa, direttore della National Gallery of Zimbabwe di Harare.

I membri del Cimam, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte moderna, sono tornati a Barcellona 20 anni dopo aver creato nella capitale catalana la loro prima sede esecutiva. Lo hanno fatto per celebrare un’attività che in questo ventennio si è intensificata e consolidata, ma soprattutto per dare un annuncio storico: nel 2026 il Cimam celebrerà la sua conferenza annuale in Africa per la prima volta nei suoi 64 anni di storia. Si terrà nella National Gallery of Zimbabwe di Harare, capitale dello Zimbabwe, Paese che gode di una vivacità artistica e culturale unica nel continente e di una situazione politica e sociale relativamente stabile e tranquilla, nonostante la difficile conquista dell’indipendenza dal Regno Unito, che sfociò nella nascita dello Zimbabwe nel 1980 sotto la guida di Robert Mugabe, deposto da un colpo di stato nel 2017. (continua).

 

GDA: A Barcellona nuove visioni della storia e nuove forme di raccontarla

A Barcellona nuove visioni della storia e nuove forme di raccontarla (Il Giornale dell’Arte – 05/07/2025)

Nel Padiglione Victoria Eugenia e nel Palau Moja la grande mostra di Manuel Borja-Villel, che combatte le narrazioni coloniali, gerarchiche e anacronistiche del museo enciclopedico.

«La macchina non è il problema, è solo uno specchio. Interroga la macchina, mettila in dubbio, prima che sia lei a decidere per te». Le parole appaiono su un grande schermo come se qualcuno le stesse scrivendo sulla tastiera, ma non è così. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale di «Woke Manipulator™» che Daniel G. Andújar alimenta con tutti i contenuti vincolati alla mostra per cui è stata creata. Capace di reagire a qualsiasi lingua e dotata di telecamere e microfoni che registrano tutto ciò che accade nello spazio espositivo, la AI stabilisce un gioco quasi perverso con il suo creatore, mantenendo un’inquietante parzialità di radice capitalista ed eurocentrica e dimostrando che controllarla del tutto è praticamente impossibile. «L’Intelligenza Artificiale vive dello stesso sistema estrattivisto che questa mostra critica», afferma Andújar, che con i suoi grandi schermi dà il benvenuto ai visitatori di «Fabular paisatge» (fino al 5 ottobre), la prima proposta espositiva del Museo Habitat di Barcellona con cui Manuel Borja-Villel (Burriana, 1957) mette in discussione il modello enciclopedico di museo, che ha contribuito a stabilire una visione unica e gerarchica dell’evoluzione dell’arte, proponendo un’alternativa aperta alla diversità, a nuove visioni della storia e anche a nuove forme di raccontarla. (continua)

Borja-Villel: «Refundar el MNAC és una oportunitat i un deure, no m’hauria pogut negar»

Backup” del artículo original “Borja-Villel: «Refundar el MNAC és una oportunitat i un deure, no m’hauria pogut negar»” publicado por Roberta Bosco el 01 noviembre 2023 en El Temps de les Arts.

Manuel Borja-Villel torna a Barcelona amb la tasca de reestructurar el sistema museístic i refundar el Mnac, aprofitant l’ampliació que duplicarà la seva superfície.

De l’ampliació del Museu Nacional d’Art de Catalunya (Mnac) es parla des del 2012, quan Pepe Serra va ser nomenat director. Des de llavors Serra no ha parat de denunciar la manca d’espai i de reivindicar la necessitat de poder exposar tota la col·lecció per connectar-la amb la del Museu d’Art Contemporani de Barcelona (Macba). Si en els darrers anys el projecte no ha avançat, no ha estat per falta de programa, sinó de voluntat política i de fons. Ara, quan falten sis anys per a la celebració del centenari de la construcció del Palau Nacional l’any 1929, Pere Aragonès, president de la Generalitat de Catalunya i Natàlia Garriga, consellera de Cultura, decideixen donar un nou impuls al projecte, amb el fitxatge de Manuel Borja-Villel (Borriana, 1956), com a ‘súper’ assessor en temes museístics. L’exdirector del Museu Reina Sofia de Madrid, una de les veus més autoritzades de la museologia internacional, no tindrà funcions executives, sinó la tasca de repensar tot el conjunt dels museus catalans i el “big bang” del qual sortirà la seva proposta serà el Mnac, que té la col·lecció d’art romànic més important del món.

El Temps de les Arts l’ha entrevistat al seu nou despatx del Palau Moja.

Des de la seva arribada ja no es parla d’ampliar el Mnac, sinó de refundar-lo. En què consisteix exactament la seva feina?

L’encàrrec inclou diferents accions: comissariat de propostes expositives amb l’objectiu d’internacionalitzar l’art català, organitzar debats sobre l’evolució del sistema museístic, crear estructures en xarxa, alternatives i no jeràrquiques i sobretot acompanyar l’ampliació del Mnac amb la mirada a la celebració del centenari, el 2029. Refundar el Mnac és una oportunitat única i un deure ètic i polític. El problema dels museus és que tenen més obres de les que poden exposar i col·leccionar no hauria de significar acumular. És el moment de canviar, de reconfigurar l’estructura del museu i de relacionar-nos amb el públic des d’una perspectiva empàtica i no paternalista. Refundar vol dir repensar i fer-ho de manera diferent. Aquest és un procés que el museu ha iniciat fa temps, aporto la meva experiència i el meu treball a una proposta més general que té a veure amb l’ecosistema museístic català. El meu treball consisteix a obrir diàlegs, combinar sinergies existents, establir connexions amb altres agents i llocs i promoure la creació de dispositius i genealogies alternatius. Sempre basat en el treball col·lectiu.

En els darrers anys el Mnac ha fet grans canvis com la renovació de la col·lecció d’art modern, la recuperació de figures no canòniques, la construcció de la col·lecció de postguerra i l’obertura a la creació contemporània. Què entens per refundació?

Hem de passar del museu enciclopèdic al museu social. El museu enciclopèdic crea categories i etiquetes, proposa una visió única, prioritza el domini, el poder i el benefici. El museu social prioritza la vida per sobre del poder. Estem vivint un canvi d’episteme, un moment de crisi sistèmica i ecològica sense precedents, de desigualtats, guerres culturals i xarxes socials que contribueixen a crear noves subjectivitats. Han agafat força noves epistemes afrodescendents, indígenes, feministes i tecnològiques, que no només afecten l’estètica sinó que impliquen una nova consciència. Encara que museus com els britànics tornen algunes de les obres robades a l’època de l’Imperi i ajuden a construir museus als seus llocs d’origen, en realitat estan exportant el seu sistema, és una mena de neocolonialisme. En el primer Art Basel després de la pandèmia, hi havia moltes obres d’afrodescendents, però els col·leccionistes eren tots blancs i l’enfocament artístic era occidental, i llavors on és el canvi? El poder es perpetua. A Espanya l’extrema dreta està plantejant una guerra cultural (de la qual Borja va ser víctima vegeu l’article) i l’esquerra és incapaç de reaccionar. Les institucions culturals i artístiques estan sent atacades i han de fer sentir la seva veu.

Com duràs a terme una tasca tan complexa, sense funcions executives?

La meva acció és d’un altre tipus: consisteix a pensar, assessorar, qüestionar, trobar esquerdes i moure’s entre les fissures. Si el sistema museístic fos un univers, jo seria el que s’ocupa de la matèria fosca, que passa pels forats negres. Vaig ser director durant 35 anys primer de la Fundació Tàpies, després del Macba i els últims 15 anys del Reina Sofia, si hagués volgut continuar hauria tornat a presentar la meva candidatura. Després de l’experiència de la Biennal de Sao Paolo sé que em vull dedicar a prefigurar el nou museu. Això vol dir pensar en com arxivem, cataloguem, comprem i exposem i també qui posseeix les col·leccions i els museus. Ja he parlat amb diversos directors i tinc la intenció de tirar endavant projectes amb Valentín Roma (La Virreina Centre de la Imatge), Enric Puig (Arts Santa Mònica) i Imma Prieto (Fundació Tàpies).

Quina és l’especificitat de la situació catalana?

Ens trobem davant d’una realitat museística molt diferent de la de París o Londres amb els museus imperials i de la burgesia il·lustrada o fins i tot de Madrid on tenim el gran museu de la monarquia, el Prado, i el de la transició, el Reina. Aquí la modernitat neix gràcies a l’impuls i l’esforç d’artistes com Picasso, Miró i Tàpies, la qual cosa vol dir que és una modernitat fragmentada, que es reflecteix en una xarxa de museus, asimètrica i molt complexa. A més, Catalunya té una tradició de discrepar sense violència i amb respecte. És en aquest context on vaig rebre l’encàrrec de replantejar tot el sistema museístic català a partir del Mnac que està a punt de duplicar la seva superfície expositiva. Cada museu té el seu director i els seus equips, la meva funció és ajudar-los a dur a terme aquest replantejament dels museus.

Quina és l’especificitat de la situació catalana?

Ens trobem davant d’una realitat museística molt diferent de la de París o Londres amb els museus imperials i de la burgesia il·lustrada o fins i tot de Madrid on tenim el gran museu de la monarquia, el Prado, i el de la transició, el Reina. Aquí la modernitat neix gràcies a l’impuls i l’esforç d’artistes com Picasso, Miró i Tàpies, la qual cosa vol dir que és una modernitat fragmentada, que es reflecteix en una xarxa de museus, asimètrica i molt complexa. A més, Catalunya té una tradició de discrepar sense violència i amb respecte. És en aquest context on vaig rebre l’encàrrec de replantejar tot el sistema museístic català a partir del Mnac que està a punt de duplicar la seva superfície expositiva. Cada museu té el seu director i els seus equips, la meva funció és ajudar-los a dur a terme aquest replantejament dels museus.